Come scrivere un libro autobiografico

L’autobiografia è un genere letterario incredibilmente ricco. Può contenere in sé momenti toccanti all’altezza del più rinomato libro rosa, episodi al cardiopalma degni del miglior giallo o scene di quotidianità che scaldano il cuore, ma… Fermi tutti.

L’autobiografia è veramente un genere letterario? E, se sì, si può considerare alla stregua di qualunque altro tipo di romanzo?

Vediamo di chiarire la questione.

Riguardo al primo interrogativo la risposta è sì, questa etichetta si include nei vari generi letterari più conosciuti e letti come l’horror, il fantasy, e così via.

Alla seconda domanda mi sento in dovere di rispondere con un sonoro NO. E allora… Cos’è? E, soprattutto, come si scrive un’autobiografia? Scopriamolo insieme!

La storia di una vita

L’autobiografia è un vero e proprio scritto di vita, in quanto, chi si accinge a stenderne una, raccoglie tutti i fatti della sua esistenza che ritiene importanti o interessanti: avvenimenti che lo hanno segnato e colpito e aneddoti partoriti dopo una lunga riflessione. Si mette nel frullatore tutti gli ingredienti a velocità doppia ed ecco servito un bel bibitone di Mario Rossi (immancabile), Marlena Perino, Eugenio Montale e via dicendo.

Vi starete chiedendo: Ma quindi chiunque può scrivere la propria autobiografia?

Beh, nessuno vi nega di raccontare voi stessi come più preferite. A volte, però, il frullato di cui parlavamo può risultare pesantuccio da mandar giù. Soprattutto se non avete aggiunto una buona dose di viaggio sulla luna o, se ne eravate sprovvisti, di alla scoperta del pacifico. Difficile che la sua consistenza risulti corposa al punto giusto senza una spolverata di Nobel per la medicina o evitando un pizzico di paladino della giustizia.

Se non siete autori acclamati o avventurieri o anche soltanto persone con storie curiose da ascoltare, è complicato mantenere alto l’interesse (o l’appetito, se vogliamo mantenere la metafora culinaria) del vostro lettore. Questo vale anche per chi mette per iscritto la vita di qualcun altro, lavorando di sua spontanea volontà, o più probabilmente su commissione come ghost-writer, a una biografia.

Facciamo luce allora su quali siano i metodi più efficaci per preparare un buon frullato, che invogli a prenderne un altro pochino ad ogni sorsata, risultando fresco e non stucchevole.

Ma prima, scorriamo velocemente le differenze fra romanzo di genere e autobiografia, per non confondere due tipologie letterarie differenti che spesso possono parere più simili di quanto siano realmente.

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Romanzo vs Autobiografia

Harry Potter e la pietra filosofale non è un’autobiografia e A proposito di niente non è un romanzo di fantasia. Fin qui tutto chiaro.

Non sempre, però, le diversità fra i due sono così lampanti. Diamo un’occhiata:

Nel creare ogni piccolo tassello del puzzle, gli scrittori si appigliano alla loro immaginazione e, anche se possono prender spunto da persone, situazioni e avvenimenti reali, combinano e inventano.

Ecco, tutto ciò l’autore di un’autobiografia non può farlo. Mica può inserire nella storia della sua vita corse su ippogrifi iridescenti, complotti di Stato e missioni segrete… A meno che non le abbia vissute davvero. Ma, almeno per quanto riguarda la prima esperienza, ho i miei dubbi…

  • Non sempre ci troviamo di fronte uno specialista: a meno che l’autore si sia rivolto a un editor o che la sua vita sia stata narrata da un ghostwriter, la sua scrittura potrebbe risultare troppo semplice, a volte brutale o sciatta. E, soprattutto, di una noia mortale. Rimembra strappi di memoria sulla carta bianca, attenendosi al vissuto come se stesse girando un documentario all’indietro. Il suo testo assomiglia più a uno sfogo, che non a un processo catartico.

Non sempre è presente un’impalcatura che faccia appassionare il pubblico alla lettura, dosando gli argomenti e gli eventi con attenzione strategica… Ma di questo parleremo più tardi.

  • Il diario NON è un’autobiografia: esistono notevoli romanzi nei quali si esprimono gli avvicendamenti dei protagonisti tramite la forma del diario.

Attenzione a non confondersi: testi di questo tipo non equivalgono a un’autobiografia! Questo perché innanzitutto in un testo autobiografico si deve restare fedeli alla realtà, mentre nel diario possono inserirsi dettagli fantasiosi e situazioni verosimili. Ciò proprio perché quest’ultimo non sottostà a nessuna pretesa realistica e non è costretto a seguire certi vincoli.

In secondo luogo, i due generi differiscono per il fatto che il diario si concentra sul momento, sul presente e l’attuale. Questo non significa che non possano esserci digressioni al suo interno, ma è certo che sarà una narrazione più proiettata al presente che al passato. L’autobiografia invece è l’emblema di una vita vissuta, di ricordi e memorie che risalgono agli anni trascorsi. C’è una visione, insomma, più completa dell’esistenza del protagonista.

 

5 consigli per rendere un’autobiografia memorabile!

Prima di vedere i 5 consigli che ho riserbato per te su come scrivere un buon libro autobiografico,

ti consiglio di leggere questo articolo che mette in evidenza le differenze e le relazioni tra autobiografia, romanzo autobiografico e vita, e come sfruttare al meglio gli elementi narrativi per rendere interessante un romanzo autobiografico.

Adesso entriamo nel vivo del discorso, esaminando insieme come scrivere un’autobiografia indimenticabile in cinque passaggi: 

  • Parola d’ordine, intrattenimento: è importantissimo che la vostra opera non risulti una lista della spesa. Del tipo: Il giorno 17 settembre dell’anno 2013 mi sono alzato dal letto ancora assonnato. Poi ho guardato il cielo che era cupo per alcune nuvole in arrivo. Mi sono lavato, mi sono vestito e sono sceso in cucina, dove mia moglie mi stava aspettando con la colazione già imbandita in tavola. Le ho dato un bacio affrettato e mi sono seduto…

Vedete come la narrazione si srotola lenta, faticosa, raccontando fatti ordinari uno dietro l’altro?

La scrittura autobiografica è comunque una scrittura narrativa. Non deve resocontare, deve andare oltre. Deve fare retrospezione, cercare dei collegamenti inaspettati tra gli elementi, arrivare a delle intuizioni.

Cercate di ricordare eventi particolari o inusuali che vi sono capitati, momenti che vi stanno particolarmente a cuore e avvenimenti importanti che conservate  gelosamente nella memoria. Richiamate anche qualche dettaglio che possa risultare familiare come un marchio, una citazione o il nome di una persona famosa.

In questo modo il pubblico si sentirà partecipe e ancor più in connessione con ciò che narrate.

L’empatia si sviluppa anche attraverso la descrizione di dettagli concreti.

 

  • Non serve l’ordine cronologico: come già accennato sopra, non è assolutamente necessario stilare un’accurata disamina delle vostre vite.

Il segreto sta proprio nello scegliere atmosfere e situazioni speciali che suscitino collegamenti con altre vicende passate, tracciando un itinerario imprevedibile che segue il filo della memoria. Ad esempio, potreste raccontare di quella volta che siete andati a comprare un cucciolo per il compleanno di vostro figlio. Alla vista dei musetti teneri dei cagnolini, potreste agganciare un ricordo della vostra infanzia riguardante il vostro vecchio pastore tedesco, di quella volta che scappò di casa e fece prendere a tutti una gran paura…

  • Siate veri: quello che si richiede a un autobiografo è che, appunto, si mantenga fedele al vero. Deve parlare di sé nel suo romanzo, della sua vita nuda e cruda e delle reminiscenze che gli sbocciano in mente grazie alla rielaborazione dei suoi ricordi. La veridicità è basilare e questo concetto va tenuto bene a mente, anche nel rispetto dei lettori. Se si acquista un’autobiografia non si è alla ricerca di un romanzo storico ma di una risma di pagine contenenti le gioie, i dolori e le emozioni di chi compone.

 

  • Empatia: trasmettiamo i nostri sentimenti e debolezze.
    Credo sia fondamentale riuscire a conquistare chi legge, portandolo sullo stesso piano dell’autore, facendo sentire il proprio conflitto. La persona che vuole scrivere un romanzo autobiografico deve aprire se stesso e gettarsi nelle pagine, senza filtri o inibizioni, mostrandosi umano, debole, fallibile,  non un sapientone che elargisce aneddoti di vita per istruire il suo pubblico.

Il lettore, sfogliando il romanzo, deve potersi sentire in grado di dire: “Accidenti, questo è capitato anche a me!”.

Gli deve essere data l’opportunità di emozionarsi e provare la bruciante scottatura di un due di picche, l’imbarazzo di parlare in pubblico, il calore dell’abbraccio di una madre, l’ilarità suscitata dalle risa altrui. Solo riconoscendo l’autore come una persona qualunque (certo, magari una grande persona) si può godere a pieno della storia della sua vita.

  • Occhio alla tecnica: cosa c’è di più importante delle tecniche narrative in un’autobiografia? Per tecnica intendo tutto quell’insieme di escamotage e mezzi per rendere la scrittura piacevole, coerente, appassionante.

Ad esempio, chi non ha mai sentito parlare della famosa madeleine di Proust?

Un evento vergato sulla carta può condurre ad un altro e allora perché non legarli e fonderli in un’unica narrazione?

Al mio ritorno a casa, mia madre, vedendomi infreddolito, mi propose di bere, contrariamente alla mia abitudine, una tazza di tè. Dapprima rifiutai, poi, non so perché, cambiai idea. Mandò a prendere uno di quei dolci corti e paffuti che chiamano Petites Madeleines e che sembrano modellati dentro la valva scanalata di una “cappasanta”. E subito, meccanicamente, oppresso dalla giornata uggiosa e dalla prospettiva di un domani malinconico, mi portai alle labbra un cucchiaino del tè nel quale avevo lasciato che s’ammorbidisse un pezzetto di madeleine. Ma nello stesso istante in cui il liquido al quale erano mischiate le briciole del dolce raggiunse il mio palato, io trasalii, attratto da qualcosa di straordinario che accadeva dentro di me. Una deliziosa voluttà mi aveva invaso, isolata, staccata da qualsiasi nozione della sua casa. Di colpo mi aveva reso indifferenti le vicissitudini della vita, inoffensivi i suoi disastri, illusoria la sua brevità, agendo nello stesso modo dell’amore, colmandomi di un’essenza preziosa: o meglio, quell’essenza non era dentro di me, io ero quell’essenza. Avevo smesso di sentirmi mediocre, contingente mortale. Da dove era potuta giungermi una gioia così potente? Sentivo che era legata al sapore del tè e del dolce, ma lo superava infinitamente, non doveva condividerne la natura. Da dove veniva? Cosa significava? Dove afferrarla? Bevo una seconda sorsata nella quale non trovo di più che nella prima, una terza che mi dà un po’ meno della seconda.

Ancora, la scrittura deve essere coinvolgente e chiara, non troppo ampollosa o complicata. Deve rendere interessanti anche quei particolari che, abbozzati in modo diverso, potrebbero cambiare l’esito dell’intero lavoro.

Può essere funzionale pianificare una mappa concettuale prima di mettersi all’opera, per essere più organizzati e saper coordinare al meglio il libro.

Dunque, mettiamo che un bel giorno, appena svegliati, diceste: Oh, voglio scrivere un nuovo libro… Ma non mi va di buttarmi su nulla di banale, su qualcosa di già costruito. Voglio mettermi alla prova. Non mi stuzzica proprio l’idea di stendere un altro thriller come l’ultima volta. Devo ampliare i miei orizzonti, impegnarmi in qualcosa di più elaborato, più complesso da realizzare, ma anche visceralmente emozionante e intimo. Qualcosa che, componendolo, paradossalmente aiuti anche me, a capirmi nel profondo….

Vostra moglie vi guarderà leggermente confusa, ancora assopita e con in bocca il sapore dei sogni. Poi, l’illuminazione: voglio narrare la storia della mia vita! Ma… Come scrivere un romanzo autobiografico? Non ci ho mai provato prima…

Beh, seguendo questi cinque consigli speciali, siete già sulla buona strada. Non lasciatevi spaventare dal giudizio altrui o dalla supposta difficoltà della realizzazione di un’opera di tal tipo.

Mantenete in testa queste tre parole: VERIDICITA’, INTERESSE, TECNICA.

E se sentite l’esigenza di un coach letterario, o di un ghost-writer, per aiutarvi nella stesura della storia della vostra vita, sapete dove trovarci. Attraverso i nostri servizi editoriali, abbiamo aiutato persone a ritrovarsi la propria storia tra le mani.

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