IL PUNTO DI VISTA IN NARRATIVA

La scelta del punto di vista dal quale raccontare una storia è essenziale in un’opera narrativa, sia che tu voglia scrivere romanzi, sia che ti interessi scrivere racconti. Non solo per la buona riuscita o meno dell’opera, ma anche per la sua stesura. Ogni storia ha un punto di vista ideale. Scegliere il punto di vista non adeguato può farvi bloccare.

Il fattore più importante

Uno è il fattore principale che bisogna tenere in considerazione:

la distanza dal quale il narratore segue le vicende dei personaggi.

Consapevolezza e focalizzazione sono due conseguenze di questo parametro.

Vi invito, prima ancora di entrare nel merito della scelta tra prima o terza persona, pdv singolo o multiplo, onnisciente, ecc… a chiedervi:

  • Quanto so io dei personaggi e della loro storia?
  • So più di loro? Come loro o meno di loro?
  • Ho accesso ai loro pensieri?
  • Che rapporto ho io con le loro vicende?
  • Quanto voglio che sia presente e influente il mio pensiero critico rispetto alle vicende e ai personaggi?

La scelta del pdv e della focalizzazione è conseguente alle risposte che fornirete a queste domande.

Focalizzazione:

A seconda della posizione da cui il narratore sceglie di  raccontare, la narrazione può avvenire in tre modi:

con focalizzazione zero, con focalizzazione interna o con focalizzazione esterna.

    • Zero
      il Narratore esterno è onnisciente e ha una prospettiva illimitata su tutto ciò che avviene all’interno della storia. Fa incursioni nel passato, anticipazioni sul futuro. Giudica i suoi personaggi, conosce i loro pensieri, la loro psicologia e le motivazioni profonde che guidano le loro azioni e le loro scelte. 
      Il narratore è più consapevole dei personaggi della storia
    • Interna
      il Narratore decide di descrivere la storia attraverso gli occhi di uno dei personaggi, spesso dello stesso protagonista. In questo caso la sua prospettiva è limitata a ciò che vede, pensa e fa il personaggio o i personaggi in questione.
      Il narratore è consapevole come i personaggi della storia
    • Esterna
      il punto di vista è esterno alle vicende. Il Narratore vuole rimanere estraneo ai fatti che racconta, si astiene, perciò, da commenti e giudizi, limitandosi a registrare gli avvenimenti in modo neutro e impersonale.
      Il narratore è meno consapevole dei personaggi della storia

Possiamo dire che la focalizzazione zero è opposta a quella esterna.

Se nella zero io scrittore faccio sentire tutto il peso della mia presenza – interpreto gli avvenimenti, giudico personaggi, parlo con loro, mi rivolgo al lettore, anticipo fatti – in quella esterna il mio intento è opposto: io scrittore voglio scomparire, per lasciare spazio solo agli accadimenti.

Ora, se io voglio sparire, e non voglio avere nessuna ingerenza sulla storia, è chiaro che non posso conoscere i pensieri dei miei personaggi. Non sarebbe un po’ arrogante? Chi sono io per sapere cosa sta pensando veramente il mio personaggio? In questo caso non potrò dire, ad esempio:
Maria stava pensando che provava una grande nostalgia per sua madre, scomparsa da 5 anni”, oppure, “Luca pensava che sua moglie Maria era una grande egoista. Era arrivato a casa dopo una giornata lavorativa infinita e aveva trovato un bigliettino sul frigo: cucinati un hambuger!”
Devo limitarmi a mostrare le azioni che compiono. Una potrebbe andare al cimitero nel bel mezzo di una giornata lavorativa, l’altro potrebbe far emergere il suo rancore attraverso un litigio.

Da questa classificazione della focalizzazione possiamo stabilire che i punti di vista principali sono:

  • Prima persona semplice:
    per tutto il racconto la narrazione sarà in prima persona dal punto di vista del protagonista. Avremo una sorta di immedesimazione del narratore con il personaggio principale; ogni volta che si sceglie la prima persona l‘autore rimane bloccato sull’io narrante e sulla sua visione dei fatti. Il narratore ne sa quanto il suo personaggio e viene a conoscenza delle vicende man mano che si svolgono. Come esempio chiarificatore pensiamo alla Coscienza di Zeno.
  • Prima persona con punto di vista multiplo: la narrazione assumerà di volta in volta il punto di vista di diversi personaggi. Questo tipo di scelta può servire per far partecipare il lettore alla storia, per fargli decifrare somiglianze e differenze tra le diverse versioni.
  • Prima persona periferica:
    la narrazione assumerà il punto di vista di un personaggio secondario.È utile quando il protagonista non è consapevole delle proprie azioni o quando riteniamo che il suo punto di vista sia viziato e desideriamo dare una visione esterna e più imparziale dei fatti.
  • Prima persona inattendibile:
    questa scelta può creare un effetto di sorpresa e stordimento nel lettore che si accorge di non poter credere al narratore. Un esempio: Ne “Il cuore rivelatore” di E.A. Poe il lettore capisce, dopo poche frasi, che il narratore è un folle per cui nella lettura sarà impossibile distinguere tra illusioni del protagonista e realtà.
  • Terza persona con punto di vista singolo:

    Con questo punto di vista il narratore non è un personaggio della storia, ma una voce esterna creata dall’autore per narrare le vicende.

    Narratore e protagonista non coincidono.

    Il narratore ha accesso ai pensieri di un solo personaggio. Quindi il lettore legge la storia attraverso gli occhi di un singolo personaggio. La storia è raccontata dal narratore dalla prospettiva del protagonista. La focalizzazione è interna o esterna.

  • Terza persona con punto di vista multiplo:
    quando optiamo per questa scelta è importante assicurarsi che i personaggi siano tra loro molto diversi e che vedano il mondo in modo differente. In caso contrario questa scelta perde di senso.

    Il punto di vista in terza persona visione multipla permette di raccontare la storia da angolazioni diverse.. Per aiutare il lettore a non far confusione tra i punti di vista dei diversi personaggi, sarebbe meglio sempre evidenziare il passaggio da un punto di vista all’altro. Il lettore deve sempre capire attraverso quali occhi sta guardando la storia.

  • Terza persona onnisciente:
    qui il narratore è completamente libero dal vincolo dei personaggi. Può fornire informazioni sul contesto, informare il lettore su eventi futuri, può commentare la storia. Tale punto di vista era usato molto in passato, un esempio ne sono i Poemi Omerici e i Promessi Sposi di Manzoni. 
    Il tono paternalistico e solenne oggi è caduto in disuso, anche a causa dei cambiamenti sociali, la psicanalisi, alcuni movimenti quali il femminismo. In più, anche da un punto di vista stilistico, questo PDV sembra troppo impersonale e sicuramente anche le inquadrature cinematografiche soggettive hanno concorso a cambiare i nostri gusti.

    Oggi, tuttavia, ci sono alcuni scrittori che ancora adottano questo PDV: uno fra tutti Kundera, che interrompe il corso della narrazione per fare delle incursioni e commentare storia e personaggi.

    L’insostenibile leggerezza dell’essere, Kundera
    I personaggi del mio romanzo sono le mie proprie possibilità che non si sono realizzate. Per questo voglio bene a tutti allo stesso modo e tutti allo stesso modo mi spaventano: ciascuno di essi ha superato un confine che io ho solo aggirato. È proprio questo confine superato (il confine oltre il quale finisce il mio io) che mi attrae. Al di là di esso incomincia il mistero sul quale il romanzo si interroga.

  • Terza persona oggettiva:
    il narratore oggettivo in terza persona non può entrare nella mente di nessun personaggio e deve rivelare tutto (caratterizzazioni, conflitto, tema etc) solo attraverso dialoghi e azioni. Questo punto di vista ha la forza di offrire un senso di imparzialità perché il narratore non può spiegare niente. Tuttavia nega il potere al lettore di entrare nella testa dei personaggi. Il narratore è un testimone, si limiterà a registrare oggettivamente i fatti dall’esterno come accadono senza entrare di conseguenza nei pensieri di nessuno. La narrazione sarà impersonale e sarà impossibile dedurre alcunché sull’esito della storia.È tipica del racconto poliziesco e del grande Hemingway.

 

  • Seconda persona: il narratore usa il “tu“. A diventare il protagonista è il lettore stesso. Esempio tratto da Jay McInerney “Le mille luci di New York“:

    “Sei in un night club e parli con una ragazza dalla testa rasata (…). Tutto sarebbe più chiaro se riuscissi a infilarti in bagno e prendere un po’ di polvere boliviana… il tuo cervello in questo momento è composto da plotoni di piccoli soldati boliviani.”

    Scelta che può essere efficace per far provare sensazioni forti e dirette al lettore.

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Autore e Narratore

autore e narratore

L’autore, ovvero colui che compone l’opera, va distinto dal narratore, ovvero dalla voce che narra gli avvenimenti di una storia.

Il narratore è una figura inventata dall’autore per raccontare la stessa.

Il  narratore può avere diversi punti di vista ovvero diverse prospettive e angolazioni dalle quali osserva la storia.

La scelta del tipo di narratore e del punto di vista non solo dipenderanno dalla storia ma anche dagli stati d’animo e dalla personalità dell’autore.

Il Narratore

narratore

Per quel che riguarda il narratore, ovvero colui al quale appartiene la voce narrante, distinguiamo tra:

  1. narratore interno;
  2. narratore esterno.

Nel caso del narratore interno (tecnicamente chiamato omodiegetico) a raccontarci la storia sarà uno dei personaggi che vi prendono parte: potrà essere il protagonista o un altro personaggio di minore importanza.

Nel caso del narratore esterno (o eterodiegetico), avremo un narratore impersonale, una sorta di voce fuori dalla storia, che, come un operatore dietro a una telecamera, riprenderà e racconterà i personaggi parlando in terza persona, spostandosi a suo piacimento nello spazio e nel tempo.

Il narratore esterno può essere nascosto o palese.

Il narratore esterno nascosto si limiterà a presentare gli eventi, non interverrà mai nella narrazione, non esprimerà giudizi, non commenterà; il narratore esterno palese, invece, farà sentire la sua presenza, giudicherà e rifletterà sugli eventi narrati.

In alcuni casi può essere presente anche un narratario: un “destinatario della narrazione presente come personaggio all’interno del racconto”. Un esempio famoso di narratario è il signor Lorenzo Alderani nelle famosissime Ultime lettere di Jacopo Ortis.

 

Da questo schema si può dedurre come il narratore possa assumere di fronte ai fatti narrati principalmente tre posizioni

  • il narratore ne sa più dei personaggi – focalizzazione zero – terza persona onnisciente
  • il narratore ne sa meno dei personaggi – focalizzazione esterna – terza persona oggettiva
  • il narratore ne sa quanto il personaggi – focalizzazione interna – terza o prima persona con pdv singolo o multiplo

Consigli finali per scegliere il Punto di vista 

Il punto di vista (che rappresente l’angolatura dalla quale si mette colui che narra.) va scelto in funzione di ciò che desideriamo raccontare, di come intendiamo farlo e delle reazioni emotive che vogliamo ottenere sul lettore riguardo a personaggi e situazioni.

Dovremo quindi rispondere, per sceglierlo, a queste domande:

Chi sta parlando?

Un narratore esterno o un personaggio?

A chi appartengono gli occhi che osservano lo svolgimento della storia?

A quali pensieri ha accesso il lettore?

Da che distanza sono visti gli avvenimenti?

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Liberiamo i libri dalle biblioteche
Michele Renzullo