Perché non bisogna pagare per farsi pubblicare

Due importanti premesse sulla pubblicazione e il mercato editoriale italiano

 

Premessa numero 1

Ho deciso di scrivere questo pezzo per via dell’interesse che ha suscitato il mio post precedente:

 

Impiego settimane magari per preparare una risorsa, un lungo articolo o un video su alcune tecniche narrative e la reazione a volte è tiepida. Poi scrivo una frase sulla pubblicazione e boom! Raggiunge un terzo dei miei fan. Al che penso: la gente è più interessata alla pubblicazione che non ad affinare la propria scrittura. Il che va in linea con il principale problema del mercato editoriale italiano: si scrive molto ma si legge poco. Si pubblica molto ma si vende poco.

si scrive molto si legge poco

Premessa  numero 2

La premessa numero due è che, semplificando, ci sono essenzialmente 4 modi per pubblicare:

  1. Contattare le case editrici tradizionali
  2. Contattare un’agenzia letteraria
  3. Partecipare ai concorsi
  4. Il Self-publishing

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Già questo dovrebbe o potrebbe essere sufficiente a fornire la motivazione per cui non ha alcun senso mettere mani al portafogli per poter vedere il proprio testo in forma di libro.

È cosa risaputa che ci sono EDITORI SERI che non chiedono un centesimo agli scrittori, anzi, li pagano! E poi EDITORI-SCIACALLO  (trovate online elenchi di quelle chiamate CASE EDITRICI A PAGAMENTO) che approfittando della situazione drammatica che ho descritto prima (si scrive più di quanto si legge) cercano di intortarvi in qualche modo.

Ci sono quelli che vi domandano direttamente della pecunia.scatoloni di libri

Tot. mila euro per avere le vostre copie imballate nello scatolone che poi VOI vi dovete smazzare a vendere (al cugino, alla mamma, alla zia, alla biblioteca rionale). Poi ci sono quelli più scaltri che, vantando le lodi del vostro manoscritto, vi illustrano la situazione del mercato editoriale italiano difficile, vi spronano ad investire su voi stessi (se non lo fate voi, chi lo fa al posto vostro)  e quindi ad auto promuovervi. Naturalmente per promuovervi dovreste vendere qualche centinaia di copia. Copie che acquisterete dall’editore stesso. Ora, il guadagno dell’editore, sebbene vi prometta di fare marketing, pubblicità, contattare librai e circuiti, saranno i soldi che voi gli darete. E chi glielo fa fare di spendere quei soldi per un tornaconto moooolto dubbio?

 

Quali sono le spie per capire chi abbiamo di fronte?

spie per capire chi ci vuole far pagare

Beh, in prima analisi il fatto se nel contratto vi obbligano a:

  1. Esborsare soldi
  2. Comprare copie del vostro libro 

 

in questo caso la cosa è ovvia e allora voi fuggite via lontano, lontaaaaanooo
(Vi ricordo che il Self-Publishing è praticamente gratuito).

Nei casi di editori ambigui, analizzate la comunicazione del loro sito web. Se è rivolta alla ricerca di autori, e non è funzionale alla vendita dei libri – quindi NON si rivolge ai potenziali lettori/acquirenti – anche qui stanno cercando di intortarvi.

mozzarella: scrittore esordiente

Voi autori fornite la materia prima. Immaginate di fornire la mozzarella di bufala per una famosa pizzeria della vostra città. E immaginate che il proprietario, anziché pagarvi a Kg, chieda a Voi un rimborso spese. Perché la mozzarella sarà usata nel loro prestigioso ristorante. Assurdo, no? Ma è questo che avverrebbe se voi date anche solo 1 euro all’editore.

Diverso è il caso del pagare un editor o correttore di bozze per migliorare il testo.

L’editore è un imprenditore che si deve accollare i rischi e i costi d’impresa. Tra i vari fornitori, oltre ai grafici, gli editor, i correttori di bozze, i tecnici, i venditori, gli addetti al marketing, ci siete, o dovreste esserci voi: gli scrittori.

Liberiamo i libri dalle biblioteche

Michele Renzullo

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