Perché non basta avere una buona idea per scrivere un buon romanzo

Scrivere è riscrivere.

Come ci sarebbe apparso “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” se Stevenson non avesse usato l’allegoria del mostro?

Probabilmente qualcosa come:

“Mi sento malissimo a causa dei miei sensi di colpa, del mio conflitto interiore tra ciò che mi piacerebbe fare e quello che la società si aspetta da me.”

Non molto avvincente, vero? Perché in questo caso Robert Louis Stevenson ci avrebbe parlato dei fatti suoi e – onestamente – abbiamo già i nostri di problemi.

Lo scrittore scozzese scrisse di getto la prima versione al risveglio da un sogno angoscioso. Dopo tre giorni il racconto era terminato. Radunata la famiglia, lesse il testo ad alta voce, ma il feedback ricevuto dalla moglie non fu entusiasmante: Stevenson non aveva sfruttato tutte le potenzialità della storia, non aveva colto appieno l’allegoria.

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Facendo un po’ di “reverse-engineering”, possiamo supporre che ne risultasse un racconto piuttosto didascalico e con pochi elementi di fiction e di storytelling.

Inizialmente sconvolto, Stevenson gettò poi tutto il suo manoscritto nel fuoco.

Una prima lezione che possiamo imparare:

Non avere paura di cancellare interi paragrafi o addirittura tutta la tua storia. Le parole già scritte possono bloccare il fluire di quelle nuove.

Lo scrittore si rimise all’opera e, dopo sei giorni di lavoro febbrile, convivendo con una brutta malattia polmonare, partorì il romanzo come oggi lo conosciamo.

Seconda lezione che possiamo imparare:

No excuses! L’unico modo per produrre un romanzo è scrivere. Se Stevenson riuscì a scrivere 10000 parole al giorno, nonostante la malattia, tu ne puoi scrivere 1000.

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Stevenson, con “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” ci mette di fronte al nostro lato in ombra, alle nostre inquietudini, ai nostri desideri repressi, alle pulsioni più sordide, e lo fa raccontando una storia misteriosa, surreale, con i moderni canoni del poliziesco e del noir.

Lo fa, soprattutto, giocando con i punti di vista dei personaggi. Questo è un elemento essenziale per farci provare sentimenti contrastanti e alternanti nei confronti del mostro e del dottore; Hyde, difatti, non è solo un mostro ma una proiezione del nostro lato oscuro.

Terza lezione narrativa:

scegliere e alternare il punto di vista del narratore può essere estremamente efficace (se non a volte l’unico modo) per farci provare empatia.

Quante volte, ricordando un episodio riprovevole o bizzarro che abbiamo compiuto, ci siamo domandati: sono stato veramente io a farlo?

E rinneghiamo quell’atto perché pensiamo che non faccia parte di noi: siamo delle persone migliori, noi, vogliamo avere la coscienza candida e smacchiata come una tovaglia di lino. Ma il nostro subconscio sa che quelle pulsioni fanno parte di noi; ecco che nasce il conflitto interiore, ed ecco come Stevenson, invece di raccontarlo in modo letterale e testuale, inventa lo split delle personalità e l’allegoria del mostro.

Ambientazioni cupe, la descrizione di una Londra gotica, un intreccio poliziesco, una narrazione affidata a punti di vista diversi, un ritmo incalzante: tutte queste sono alcune delle tecniche narrative che ci tengono incollati alla pagina, e bramosi di voler saper come andrà a finire.

Quarta lezione che possiamo imparare:

intrattenere e far riflettere: ecco tutto ciò che domandiamo ad una storia.

Curiosità

Figlio unico di Thomas Stevenson, ingegnere edile specializzato nella costruzione di fari, temperò la malinconia e la durezza del carattere scozzese con il brio e la gaiezza che gli derivavano dall’origine francese della madre, Margaret Isabella. Sia la madre che il nonno avevano problemi ai polmoni, con febbre e tosse frequenti. Una eredità scomoda per il ragazzo che era spesso malato e aveva necessità di trascorrere parecchi mesi all’anno in un clima più salubre. Anche la sua inquietudine di viaggiatore e la costante magrezza erano per lui legate alla salute.

cit.

La droga infatti, di per se stessa, non agiva in un senso piuttosto che nell’altro, non era divina né diabolica di per sé; scuoté le porte che incarceravano le mie inclinazioni…

cit.

Sia sul piano scientifico che su quello morale, venni dunque gradualmente avvicinandomi a quella verità, la cui parziale scoperta m’ha poi condotto a un così tremendo naufragio: l’uomo non è veracemente uno, ma veracemente due

Liberiamo i libri dalle biblioteche

Michele Renzullo

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