Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

Umberto Eco

Le figure retoriche in narrativa

da | Mar 12, 2018 | Guide scrittura creativa | 0 commenti

Nonostante il nome non entusiasmante – tropile figure retoriche possono essere uno strumento divertente da utilizzare, in cui sperimentare la vostra creatività. Ogni volta che le usate (e lo fate quotidianamente) effettuate uno spostamento rispetto al senso originario della parola.

La prossima volta che sentite una strofa di Bersani “Le mie parole son tagliole, palle di neve al sole” o che dite a qualcuno “sei proprio un macigno” spero vi venga in mente questo articolo.

Figure retoriche: cosa sono e a cosa servono

Possiamo definire le figure retoriche come espedienti linguistici, strategie ricercate o forme espressive letterarie che, deviando in un certo qual modo dal linguaggio comune, arricchiscono il testo scritto dando maggiore efficacia, incisività ed espressività al messaggio che vogliamo trasmettere.

In pratica con le figure retoriche le parole vengono usate in maniera differente (figurato) rispetto al loro consueto utilizzo,  allo scopo di creare un effetto di un certo tipo nella frase, nella descrizione o nel sentimento in essa contenuti: l’effetto può essere di significato o anche solo sonoro.

Lo scrittore che ha sensibilità linguistica trova le proprie metafore, non  semplicemente perché gli hanno insegnato a evitare i cliché, ma perché si diverte a trovare un’immagine vivida e precisa alla quale nessuno ha mai pensato prima.
John Gardner

Quello che mi preme sottolineare è l’importanza, non di imparare a memoria definizioni e classificazione – se vuoi uno studio approfondito ti consiglio il manuale di Retorica di Bice Mortara Garavelli –  ma di capire il meccanismo narrativo che ci sta sotto. Una volta compreso lo spostamento linguistico, bisogna allontanarsi dalle espressioni e figure già utilizzate dagli altri scrittori, attingendo dal proprio vissuto, dalla propria sensibilità, dal proprio punto di vista originale sul mondo, altrimenti, oltre a produrre dei cliché, si finisce per produrre espressioni prive di vita, da zombie. Non solo, ma uno scrittore che scrive frasi fatte non avrà nessuna fiducia nel suo linguaggio, nella sua percezione della realtà. Le figure retoriche nascono proprio dall’esigenza di comunicare ponti sensoriali e collegamenti mentali unici, personali, stravaganti.

Se sentite l’espressione napoletana: “È fernuta a’ Zezzenella” vuol dire che è finita la pacchia

Se pensiamo ai detti popolari e alle espressioni dialettali, queste nascono proprio dall’uso passionale, emotivo e pieno di connotazioni del linguaggio

Il linguaggio non deve rassicurare, deve stupire.

stupore

Se Pascoli scrive:

Anche un uomo tornava al suo nido.

Una volta capito il collegamento tra nido e casa, ecco che non devo ripetere il termine nido per essere poetico, ma devo trovare una parola che esprima il sentimento che suscita la mia dimora.

Se ci sto male potrebbe essere una gabbia, o un inferno…

Attenzione! Sei mai stato all’inferno?

Dubito. Ecco che anche inferno sarebbe un cliché, un’autoreferenza linguistica. Dove sei stato veramente male? In un ospedale, in una sala d’attesa di un dottore, dal dentista? Ecco, già meglio.

Ogni giorno, salita la solita rampa di scale, tornavo nella sala d’attesa dove mia madre agonizzava guardando la tv.

Insomma, per usare le figure retoriche dovete partire da quello che vi suggerisce la vostra pancia.

 

Figure retoriche: quante sono e come sono classificate

Le figure retoriche sono centinaia, spesso tra loro si differenziano poco e sono facilmente confondibili; vengono usate in letteratura, in prosa, in narrativa, in poesia ma le ritrovi anche nelle canzoni, nel copywriting e spesso le usi nei discorsi della vita di tutti i giorni senza magari accorgertene.

La cosa fondamentale da considerare è che esiste sempre una relazione – contiguità, analogia, opposizione – tra il termine che ha senso proprio e quello con cui lo sostituite.

Provate, è divertente!

Se vostra madre ha la mania di misurarsi la febbre, la chiamerete “l’infermiera”.

Se vostro padre prende il righello per parcheggiare l’auto lo chiamerete “il geometra”.

Geometra

 

Le figure retoriche: suddivisione

I tropi si dividono tradizionalmente in:

  1. figure di suono (fonetiche): riguardano l’aspetto fonico-ritmico delle parole, agiscono sul suono e sul ritmo della frase (sono più utilizzate in poesia);
  2. figure di costruzione (sintattiche o dell’ordine delle parole): riguardano la disposizione, l’ordine delle parole o la loro ripetizione all’interno della frase.
  3. figure di significato (semantiche): incidono sul vero e proprio significato delle parole, evidenziandolo, ampliandolo e rendendolo spesso diverso da quello comunemente conosciuto. Comportano un trasferimento di significato da un’espressione a un’altra e accrescono con associazioni od opposizioni la carica poetica o suggestiva delle parole.

 

Figure Retoriche: perché sono importanti in narrativa?

Le figure retoriche sono una sorta di strumento con il quale:

  • si possono utilizzare le parole in modo diverso rispetto al loro consueto utilizzo;
  • lo scrittore può creare una lingua interessante e scrivere in modo espressivo;
  • il lettore è portato a cogliere i significati più nascosti delle singole espressioni.

Quando, il venerdì sera dopo una pesante settimana lavorativa, proponi al tuo collega: “Ci facciamo un bicchierino”, non intendi forgiare un contenitore di vetro, ma andare al bar.

Se poi, la mattina dopo dici a tua moglie che avete “bevuto fino a scoppiare” hai usato un’iperbole (non lo sapevi, ma ha funzionato lo stesso).

Ogni singola parola ha due tipi di significati:

  • significato denotativo: usato nella comunicazione ordinaria. Esso descrive ed informa;
  • significato connotativo: dà alla parola un valore in più (personale, emotivo) arricchendola.

Un esempio?

fegato

La parola fegato:

  • significato denotativo: organo secretore della bile;
  • significato connotativo: coraggio, audacia, forza fisica;

 

L’utilizzo del linguaggio nel suo significato connotativo è ciò che si definisce linguaggio figurato ed è proprio su quest’ultimo che si basano le figure retoriche.

Le figure retoriche semplicemente rendono più efficace, più espressivo un concetto, un’emozione e stupiscono, sorprendono indubbiamente il lettore.

Non sono solo un abbellimento, un elemento decorativo, ma costruiscono delle connessioni nuove tra elementi diversi tra loro.

 

Figure retoriche: le più usate in prosa.

Le figure retoriche sono centinaia, credo sia inutile in questa sede riportarle tutte, poiché non siamo a scuola e sinceramente neanche a scuola le abbiamo mai studiate tutte.

Nel report più in basso cito le principali, le più usate soprattutto in prosa e in narrativa che sono quelle che interessano di più allo scrittore creativo.

Prima di scaricare l’e-book con l’elenco delle figure retoriche in narrativa che ritengo più importanti, gioca al cruciverba per vedere se riaffiora qualche ricordo scolastico.

SCARICA L'ELENCO DELLE FIGURE RETORICHE USATE IN NARRATIVA

FIGURE RETORICHE IN PROSA

Commenti

commenti

Share This