“Lo so come ti senti. È come essere dietro un vetro, non puoi toccare niente di quello che vedi. Ho passato tre quarti della mia vita chiuso fuori, finché ho capito che l’unico modo è romperlo. E se hai paura di farti male, prova a immaginarti di essere già vecchio e quasi morto, pieno di rimpianti.”

De Carlo, Due di Due

Da Due di Due, passando per Arcodamore fino a L’imperfetta meraviglia, leggere De Carlo per me significa riprendere una corrispondenza epistolare interrotta nel romanzo precedente, ritornare a vagare tra le righe delle sue trame, perdersi tra i vicoli di un luogo nuovo – un posto sospeso a metà strada tra lettore e scrittore – seguendo un punto di vista originale, locale, genuino.

È ritrovarsi, dopo tanti anni, al solito bar e domandare: “Come ti è andata la vita?” e attendere la risposta con la curiosità di sapere quali avvenimenti sceglierà di raccontare e quanti ne avrà deciso di scartare, quanti ancora – come solo l’arte riesce a fare – riuscirà a riscattare dal magma informe della quotidianità rendendo il prosaico poetico.

È sentire quali parole sceglierà per catturare l’essenza di un paesaggio, quali ponti inaspettati tenderà tra un sentimento astratto e una sensazione fisica concreta, diagnosticata con lirismo e rigore clinico.

Leggere i suoi romanzi vuol dire confrontarsi con i sentimenti e le frustrazioni di personaggi con cui sento di avere un intimo dialogo, una base empatica comune; è confermare un senso di non appartenenza alla scena, di estraneità a una società rigida e gerarchizzata che assegna ruoli precompilati; è voglia ed esigenza di vivere una vita diversa (qualunque cosa voglia dire), ricca, viva, a colori, assaporandone ogni momento unico e irripetibile, stando Nel momento.

Ho incontrato De Carlo a Dublino e, sintetizzando, mi è parso una persona senza filtri: genuina. È così come lo vedi, solare, simpatico, ombroso, curioso, insomma, lo scrittore che ti immagini dietro ai romanzi che ha scritto.

Vi lascio a quanto ci siamo detti e alle riflessioni di Andrea che condivido pienamente.

 

 

 

 

1    Qual è il rapporto tra l’arte e la sofferenza secondo la tua esperienza personale di uomo e di scrittore? L’arte – per essere vera – richiede sempre una certa dose di sofferenza?

Temo proprio di sì. Non credo che avrei mai cominciato a scrivere se fossi stato una persona felice, perfettamente integrata in un contesto, senza elementi di attrito con il mondo.

2    Quando un’opera si può considerare originale?

Quando non si modella su altre opere, quando il suo linguaggio non ne ricalca uno già esistente, quando il suo punto di vista è unicamente quello dell’autore.

3    Fino a che punto uno scrittore deve tenere in considerazione l’ipotetico lettore quando scrive?  E il gusto corrente, e il mercato editoriale?

Un romanzo ha senso solo se qualcuno lo legge, però quando scrivo cerco di non pensarci: la storia si sviluppa tra la mia parte creativa e quella critica, e segue il suo destino. Inseguire il gusto corrente o attenersi alle regole del mercato editoriale è la ricetta sicura per un’opera mediocre. 

4    Pensi che lo scrittore-persona a volte si nasconda dietro allo scrittore-artista nella sua vita privata? Ovvero che in qualche modo si aspetti che, in nome dell’arte, gli si debbano perdonare cose altrimenti condannabili?

Conosco diversi scrittori che continuano a recitare la loro parte anche quando si trovano con amici e parenti. Sembra anzi che abbiano deciso di fare gli scrittori perché gli piace il ruolo, più che il lavoro. Ne esistono anche di convinti che la loro qualità artistica redima il loro essere persone orribili. Per fortuna è un’immunità che gli altri sono sempre meno disposti a concedere.

5    Hai avuto qualche conflitto con i tuoi editori?

Conflitti no, ma mi è capitato di vivere rapporti distratti e privi di entusiasmo. In quel caso me ne sono sempre andato, alla ricerca di un editore che mi corrispondesse. È stato così di recente, quando ho lasciato Bompiani e Giunti per la Nave di Teseo, una casa editrice più piccola ma di grande qualità, fatta da persone con cui condivido la passione di fare libri.

6    Qual è la qualità migliore che uno scrittore deve possedere? E un difetto di cui non può fare a meno?

La curiosità. La tendenza a sentirsi escluso dal mondo.

7    Quali sono quelle parole, espressioni, aggettivi, avverbi che secondo te andrebbero bannate da un’opera letteraria? Comincio io: Improvvisamente.

E naturalmente, ovviamente, indicibile, inesprimibile, quant’altro… Poi c’è tutta una categoria di parole che nell’italiano recente ne hanno sostituito altre solo perché suonano più magniloquenti: tipologia (che in realtà significa classificazione dei tipi) invece di tipo, problematica al posto di problema, eccetera, eccetera.

8    È più facile diventare scrittori oggi, considerata la grande opportunità della rete? O si rischia di affogare in un mare di contenuto?
Non pensi che i social, il costante affondare la testa sullo schermo, minino la capacità di osservazione della realtà che ci circonda? Che, a mio avviso, sta alla base per sviluppare un processo narrativo?

Oggi chiunque può pubblicare facilmente quello che scrive sulla rete, o anche farselo stampare a pagamento. Però questo avviene al di fuori da qualunque percorso di formazione, e senza riscontri da parte di qualcuno che possa dire cosa vale e cosa no. Quanto alla capacità di osservazione della realtà, è indubbio che si riduca sempre più, così come la curiosità che dovrebbe stare a monte dell’osservazione, che a sua volta dovrebbe stare a monte di un processo creativo.

9    Pensi che un artista, acquisendo più mestiere, venga meno a certe tematiche universali o più popolari, andando a prediligere, anche inconsapevolmente, temi più autoreferenziali all’arte?

Può succedere, certo. Ma nella mia esperienza personale di romanziere, più vado avanti e meno sono interessato a raccontare di me e più degli altri. Ogni romanzo per avere senso per chi lo legge deve contenere elementi universali, anche se non necessariamente popolari.

10  Ci dici un buon motivo per cui non conviene diventare scrittori?

È un lavoro solitario, che richiede una fortissima autodisciplina e una grande quantità di tempo per dare buoni risultati. Se non si è disposti a questo genere di sacrifici, meglio lasciare perdere.

Andrea De Carlo è uscito recentemente con la riedizione dei suoi romanzi curata da Elisabetta Sgarbi  per la casa editrice La Nave di Teseo, con le copertine illustrate da lui stesso.

Approfondimenti su De Carlo:

Biografia

Andrea De Carlo nasce e cresce a Milano da padre architetto e madre traduttrice. Nonno paterno siciliano, nonna paterna cilena; mamma piemontese. Ha cominciato a scrivere al liceo, ma con la mitica Lettera 22 portatile rossa ha scritto racconti, diari di viaggio, lettere, due romanzi inediti, e i primi due romanzi pubblicati. Laureato in Lettere moderne, con una tesi in Storia contemporanea. Ha vissuto negli Stati Uniti, in Australia, in Centro e Sud America e in diverse città europee.

Il suo primo romanzo pubblicato, ‘Treno di panna’, è uscito con una quarta di copertina di Italo Calvino. Si è occupato di cinema, come assistente alla regia di Federico Fellini e Michelangelo Antonioni e poi regista del corto “Le facce di Fellini” e di un lungometraggio tratto dal suo primo romanzo. Ha scritto con Ludovico Einaudi i balletti ‘Time Out’ e ‘Salgari’. Ha registrato due cd di sue musiche: ‘Alcuni nomi’, con il percussionista bengalese Arup Kanti Das e ‘Dentro Giro di vento’. Ha scritto diciannove romanzi, tradotti in 26 paesi. Partecipa alla campagna di Greenpeace ‘Scrittori per le foreste’.

Dal novembre 2013 al marzo 2014, assieme agli scrittori Taiye Selasi e Giancarlo De Cataldo, è stato giudice del talent show di Rai Tre Masterpiece, primo talent show letterario al mondo, il cui vincitore Nikola P. Savic ha pubblicato presso Bompiani il suo primo romanzo, con una postfazione dello stesso De Carlo.

Opere

 

Treno di panna, Torino, Einaudi, 1981.

Uccelli da gabbia e da voliera, Torino, Einaudi, 1982.

Macno, Milano, Bompiani, 1984; Milano, Mondadori, 2000.

Yucatan, Milano, Bompiani, 1986.

Due di due, Milano, Mondadori, 1989.

Tecniche di seduzione, Milano, Bompiani, 1991.

Arcodamore, Milano, Bompiani, 1993.

Uto, Milano, Bompiani, 1995.

Di noi tre, Milano, Mondadori, 1997.

Nel momento, Milano, Mondadori, 1999.

Pura vita, Milano, Mondadori, 2001

I veri nomi, Milano, Mondadori, 2002.

Giro di vento, Milano, Bompiani, 2004.

Mare delle verità, Milano, Bompiani, 2006.

Durante, Milano, Bompiani, 2008.

Leielui, Milano, Bompiani, 2010.

Villa Metaphora, Milano, Bompiani, 2012.

Cuore primitivo, Milano, Bompiani, 2014.

L’imperfetta meraviglia, Firenze, Giunti, 2016.

 

Video intervista ad Andrea De carlo che ho trovato interessante:

 

 

Liberiamo i libri dalle biblioteche

Michele Renzullo

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