“Siamo felici solo nel passato. Dal passato emergono ricordi di una mattinata, di una festa, di un pranzo, magari con una persona cara che non c’è più, come nel mio caso, o semplicemente della gioventù perduta, ed ecco che sorge lancinante il rimpianto.”

Maurizio De Giovanni

Più che un’intervista quella con Maurizio De Giovanni è stata una piacevole chiacchierata. Nonostante sia uno dei pochissimi scrittori in Italia che vive di scrittura, è una persona gentilissima e disponibilissima, che ti affabula con la sua parlata. Avevo preparato una serie di domande, ma praticamente non sono servite. Cerco di riassumere qui quanto ci siamo detti.

“Due parole al volo su di me: mi chiamo Michele Renzullo e tre anni fa ho fondato la prima accademia online di scrittura creativa. Questa intervista sarà pubblicata nel blog di scrittura creativa. I miei lettori e follower sono aspiranti scrittori. Nel mio manuale di scrittura creativa cito l’incipit di “In fondo al tuo cuore” per la questione ritmo e tempo. La “caduta del professore” va avanti per ben sei pagine: un testo molto bello .”

“Grazie. Mi sono divertito molto a scrivere questo incipit. Ha una struttura circolare, ogni capoverso che comincia con “la caduta” dà riferimento al tempo e al luogo. È una sorta di ballata. Mi sono fermato ma avrei potuto andare avanti molto di più. Mi sono fermato perché questo è un romanzo crime, e quindi la vittima rimane sullo sfondo dello storia. Questo era l’unico momento che avevo di farlo vivere, far sentire le sue emozioni, ma anche l’impatto al suolo, lo schianto della caduta. E poi considera che in un crime L’incipit è quello che ti porta all’interno della storia.”

“In ogni caso un pezzo molto poetico.”

“Considera inoltre che l’incipit deve essere funzionale al genere di romanzo. Non devi farti trascinare dalla penna, credere che lo stile sia la cosa più importante di tutte. Trama, personaggi e ambientazione devono occupare rispettivamente il 33% dello spazio in un romanzo. Solo l’1% deve essere occupato dalla capacità di scrittura. A meno che non sei in possesso di un talento incredibile come Erri de Luca o Baricco. La storia deve essere alla base di tutto. Non pensare che frequentando un corso di scrittura creativa puoi imparare a diventare uno scrittore. Essere uno scrittore è a valle, viene prima. Devi dire ho una bella storia da raccontare, e poi la devi raffinare. A questo può servire una scuola di scrittura creativa, ad affinare le tecniche di scrittura. Bisogna sempre fare riferimento alla natura artigiana della scrittura.

“Infatti, arte e artigianato condividono la stessa radice.”

“Se tu prendi un idraulico, non ha in sé la vocazione di idraulico. Lo diventa solo se ha un tubo da aggiustare. Se prendi un artigiano del legno che vuole fare una scultura o un soprammobile, prima deve avere un tronco dal quale ricavare le sue opere. Così, per uno scrittore la storia è sempre la base di tutto. Io sono un racconta-storie. Anche se sono uno dei pochi fortunati a vivere di scrittura, e ho alle spalle decine di romanzi, quasi ho difficoltà a definirmi scrittore. Non capisco quegli scrittori che vogliono circondarsi di quest’aura mistica. Nella scrittura professionista c’è molto mestiere.”

“Eh, sì. E com’è cambiato il tuo rapporto con la scrittura da quando sei diventato uno scrittore professionista?”

“Conosco meglio la scrittura, sono più consapevole. Se rileggo uno dei miei primi romanzi, nonostante racconti una storia molto bella, mi rendo conto che c’è troppo. È una scrittura con degli errori, che si può raffinare. D’altronde il lavoro dello scrittore è sempre un’approssimazione. La storia che vogliamo raccontare è sempre molto più bella e più ampia di quella che scriviamo.”

“Un po’ come se ci fosse uno scollamento tra la storia che uno ha in testa e quella che poi uno va a produrre.”

“Certo. E considera che scrivere un romanzo è diverso dalla scrittura cinematografica. Nella narrativa il 50% del lavoro lo fa il lettore. Quando vediamo un film abbiamo un atteggiamento passivo, non dobbiamo rielaborare. E gli attori rimangono tali, cristallizzati nel tempo, a prescindere se ci sia uno spettatore o meno. Ma con i libri se non c’è un lettore, un romanzo non può funzionare.”

“Per questo dobbiamo scrivere lasciando spazio al lettore per l’immaginazione”

“Esatto. Il lettore ha un ruolo attivo, esegue l’altro 50% del lavoro.”

“Infatti penso che uno degli errori più grandi che uno scrittore esordiente commette è di descrivere troppo, emettere dei giudizi sui personaggi, sulla storia. Invece dovremmo solo mostrare il personaggio in azione. L’altra ingenuità, secondo me, è di voler scrivere solo quando sono colti da ispirazione. Tu come fai quando non hai voglia di scrivere? Ti capita?”

“Ma io non ho mai voglia di scrivere. Ho voglia di leggere, di fantasticare. Scrivere è un’attività. Anche perché in un crime devi identificarti con personaggi terribili, assassini, pedofili, violentatori. Una fatica emotiva tremenda quando ho scritto “Il giorno dei morti”. Come può piacere? E poi, io sono napoletano. Mi piace uscire, camminare. E quando esco e cammino le storie mi vengono addosso e devo raccontarle. Sicuramente ho molte più storie potenziali di quelle che mai potrò scrivere.”

“E che storie ti piace leggere? Che tipo di romanzi?”

“Da quando sono uno scrittore professionista ho purtroppo dovuto rinunciare a leggere ciò che vorrei. Prima leggevo e amavo moltissimo la letteratura americana e sud-americana. Ora per lavoro devo leggere cose diverse. Prima di tutto manuali, libri per documentarmi in modo approfondito.”

“Ecco, hai anticipato proprio quelle che volevo chiederti riguardo la ricerca prima di scrivere.”

“Fondamentale. Se devi scrivere di crime e polizieschi devi studiare criminologia, devi sapere come avvengono i processi, le vicende giudiziarie. O se vuoi ambientare una vicenda, ad esempio, a Napoli degli anni ’30 devi sapere tutto. Come era la vita, i mestieri, i vestiti, le scarpe che indossavano. E devi conoscere tutto di quelle scarpe, anche se poi ne scriverai solo un rigo. Se devi essere approssimativo meglio un non-luogo allora.”

“Certo. Documentazione e principio dell’iceberg di Hemingway.”

“Poi c’è gente che invece ribatte, ma guarda Stephen King, scrive romanzi da 1200 pagine, in cui c’è tutto, descrive tutto. Certo, ma ti devi chiamare Stephen King per scrivere così.”

“Completamente d’accordo.”

“E poi leggo gli altri autori contemporanei di genere giallo/poliziesco. Non ci consideriamo come rivali, ci piace leggere le nostre storie. E leggo libri per trarne recensioni, quarte di copertina, fascette. Insomma, leggere e scrivere sono due facce dello stesso mestiere dello scrittore.”

“Tantissimo lavoro. E il gatto che vedo nella tua foto profilo non ti distrae?”

“No, anzi, lo osservo, mi incuriosisce.”

Maurizio De Giovanni: chi è

Maurizio de Giovanni è uno scrittore napoletano, sceneggiatore e drammaturgo italiano, autore di romanzi polizieschi, crime e gialli. Impiegato di banca per trent’anni, diventa scrittore professionista vincendo il concorso Porsche Italia nel 2005 riservato ai giallisti emergenti. Qui crea il celeberrimo commissario Ricciardi. Dal romanzo Buio per i bastardi di Pizzofalcone la popolarità di Maurizio esplode in quanto lo stesso viene adattato per una  fiction televisiva.

Liberiamo i libri dalle biblioteche

Michele Renzullo

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