Hai mai sentito parlare di romanzo distopico?

Il romanzo distopico, come tanti altri romanzi digenere”, dà la possibilità allo scrittore di parlare di tematiche importanti, di lanciare messaggi sociali, politici e filosofici, di metterci in guardia da una possibile realtà pericolosa, ma facendolo in modo narrativo.

Creando un modo fittizio, lo scrittore può raggiungere un pubblico più vasto rispetto a trattati di ordine enciclopedico e articoli storico-scientifici, e il lettore potrà  immergersi nella storia abbandonandosi alla sospensione dell’incredulità.

Personaggi, temi, situazioni, ambientazioni, ruoli, eventi e valori definiscono i generi letterari.

Anche il romanzo distopico, quindi, ha le sue specifiche caratteristiche.

Vedremo a breve quali sono.

«Quando l’individuo sente, la Comunità è in pericolo»

Aldous Huxley

 

Distopia: definizione e etimologia

Il termine distopia proviene dal greco antico, precisamente dalla fusione di due lessemi: δυς (dius), prefisso che significa cattivo, negativo, unito a τόπος (topos), luogo. Opposta all’utopia, con la quale si viene proiettati in un futuro luminoso e aperto a mille e più possibilità di sviluppo positivo, la distopia è la rappresentazione del risultato di fermenti e mutamenti avvenuti nel corso del tempo, che hanno condotto ad una situazione negativa all’interno della società. Nei romanzi che contengono al loro interno un’ipotesi di questo tipo, dotati di solito di una trama avvincente e coinvolgente, coloro che si trovano a vivere all’interno di una distopia di solito sono in costante pericolo o risentono delle loro condizioni; inoltre si fronteggiano ogni giorno con una tecnologia avanzata e minacciosa e una politica che sopraffà e opprime. In altri scenari invece l’umanità è stata decimata da virus, epidemie e malattie mortali, e si seguono le avventure dei pochi superstiti. L’autore di un romanzo distopico che si cimenta in un’opera di questo tipo di solito proietta nel suo scritto i timori che nutre rispetto al futuro, disegnando così un’altra realtà nella quale le sue preoccupazioni si concretizzano. Spesso l’angoscia per l’avvenire si incarna in uno stato totalitario e dispotico, e non di rado in questi romanzi distopici compaiono personaggi con i quali è facile empatizzare, in difficoltà contro un leader carismatico che gioca con il suo popolo con avidità e indifferenza.

Chi ha inventato il termine distopia?

L’inventore del termine distopia è ritenuto essere il filosofo inglese John Stuart Mill, durante un discorso tenuto in Parlamento il 12 marzo del 1868 per indicare gli oppositori che stava fronteggiando. Con l’avvento della Seconda guerra mondiale, l’umanità acquisì maggiore consapevolezza di quanto potesse essere malvagio l’uomo. La malvagità, di cui molti furono impotenti spettatori, era talmente potente da essere in grado di portare l’umanità fino a rinnegare ogni valore per il quale viene definita tale. La gente del XX secolo non vedeva un futuro roseo davanti a sé, ma un inferno fatto di proiettili e paura, di distruzione e di ingiustizia. La distopia fonda il suo nucleo significativo proprio sulla costante inquietudine dell’uomo, ed è espressione delle sue paure riguardo ciò che lo aspetta.

L’altra alternativa: l’utopia

L’utopia è la proiezione del paese ideale, ovviamente immaginario; per la prima volta il termine venne utilizzato da Tommaso Moro, politico e umanista inglese, all’interno del suo Libellus, nel 1516. Il modello di luogo ideato nell’utopia prospetta un mondo migliore di quello in cui si vive, nel quale la società è amministrata con armonia e concordia, dove ogni problema si fa labile e svanisce al pari di una bolla di sapone. Gli autori che composero opere ambientate in un’utopia di frequente utilizzano questa idea fittizia di perfezione per far esaltare le possibilità che si hanno nel reale per portare ad un cambiamento positivo nel futuro. In altre occasioni invece l’aspirazione ad un altrove migliore rimane unicamente tale, una speranza irrealizzabile cristallizzata fra le pagine.

Lo sviluppo del genere distopico

Il romanzo distopico iniziò a proliferare grazie alle tragedie della guerra, ma la sua nascita viene ipotizzata ancor prima:

  • la Rivoluzione Francese si impresse a fuoco nella mente del popolo, che cominciò a dubitare del concetto stesso di rivoluzione. In quest’ottica, l’uomo diventa nient’altro che una marionetta ai servizi del potere a lui superiore, e non c’è nulla che possa cambiare le cose.
  • la Rivoluzione Industriale introdusse nella società una certa inquietudine per le macchine e la tecnologia, innovazioni che si spingevano oltre il credibile, raggiungendo vette di conoscenza fino a quel momento inaccessibili. Certo, i nuovi marchingegni potevano essere utili per semplificare il lavoro, ma costituivano qualcosa di ignoto e misterioso ai più, ignari del funzionamento delle nuove invenzioni. Il lato oscuro della scienza emerse pian piano, trasformando la macchina in un insensibile padrone di cui l’uomo diveniva schiavo. Il progresso era pericoloso, e si stava tramutando in un incubo nel quale, grazie alle tecnologie sviluppate, si era in grado di creare tanto, forse troppo, e di perdere il controllo sulla realtà.
  • l’affermarsi di regimi totalitari o la loro prefigurazione generò preoccupazione nelle masse, spaventate dall’autorità e l’intransigenza esercitata dal dittatore di turno.

 

Differenza fra ucronia e distopia

L’ucronia e la distopia si riferiscono entrambe a uno scenario che si discosta dal reale, ma fra queste due immagini, simili per molti versi, intercorre una fondamentale differenza:

  • la letteratura distopica ipotizza un mondo nel quale si possono constatare i frutti di uno sviluppo profondamente negativo, ma ci si riferisce appunto ad un eventuale
  • nell’ucronia ci imbattiamo in un ambiente sì distante dalla quotidianità di ognuno di noi, ma non è necessario tirare in ballo l’avvenire. Infatti, questa fantasia si instaura sul presupposto che la storia, da un certo momento del passato in poi, abbia intrapreso un corso diverso da quello che effettivamente ha seguito. Ad esempio, l’ucronia presente nel film di Quentin Tarantino “Bastardi senza Gloria”, uscito nelle sale cinematografiche nel 2009, vede un Adolf Hitler che incontra la fine per mano dei protagonisti, il gruppo di Resistenza antinazista capitanato da Brad Pitt. Nella realtà, il dittatore si suicidò poco prima che la Germania nazista si arrendesse, fra il 30 aprile e il 1° maggio del 1945. E se invece di uccidersi Hitler avesse vinto la Grande Guerra? Anche il quel caso saremmo di fronte ad un’ucronia probabilmente molto poco piacevole da vivere.
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Occorre qui fare una distinzione, in quanto in base alla piega presa dall’ipotetica storia alternativa si può parlare di:

ucronia distopica: la distopia in sé, creatasi in seguito a certi avvenimenti disastrosi per il genere umano, è un modello negativo di futuro che consta di totalitarismi, tragedie e pandemie. Si versa dunque in uno stato di cose decisamente avverso.

ucronia utopica: in questo caso la storia narrata è migliore di quella in cui attualmente viviamo. Per immaginarla non ci vuole molto; basta immaginare un’esistenza in cui l’uomo fosse un po’ meno egoista. Niente schiavismo, razzismo, massacri di popolazioni intere solo in nome della propria presunta superiorità o stermini delle genti autoctone di determinati luoghi, come ad esempio il Sud America, barbaramente trucidati per l’arricchimento personale di pochi.

Cinque romanzi distopici da leggere assolutamente:

Riporto qui si seguito cinque libri distopici caratterizzati dalla distopia, scritti anche a notevole distanza di tempo l’uno dall’altro, ma pur sempre attuali:

Il racconto dell’ancella:

il racconto dell'ancella

il racconto dell’ancella

la storia è ambientata negli Stati Uniti d’America, in un’epoca nella quale sono divenuti uno Stato totalitario che ha il suo nucleo nel controllo della donna. La protagonista è Difred, un’ancella, ruolo sociale con cui vengono riconosciute le ragazze rimaste fertili in seguito alla strage nucleare. Le ancelle hanno come unico compito quello di procreare e assicurare una discendenza alla élite al potere. Nella rigida teocrazia in vigore, però, serpeggia un debole moto di ribellione. Scritto da Margaret Atwood nel 1985, questo romanzo sta sperimentando un nuovo successo grazie all’adattamento televisivo prodotto da Hulu.

Hunger Games:

hunger games

hunger games

la trilogia di Suzanne Collins narra la storia di Katniss Everdeen, giovane donna del Distretto 12, ultimo e più povero di tutti, che si offre volontaria come tributo al posto della sorellina negli Hunger Games. Questi “giochi popolari” vengono istituiti come punizione e monito in seguito ad una ribellione dei più poveri contro la ricca e aristocratica Capitol City; ogni anno una coppia di giovani di ambo i sessi da ogni rispettivo distretto sono mandati a combattere fino alla morte in una enorme arena, dotata di tecnologia avanzata in grado di ricreare ogni scenario possibile. Mentre il popolo segue la lotta all’ultimo sangue tramite i media e scommette sul vincitore, Katniss è determinata a tornare dalla sua famiglia, e al contempo nutre una profonda rabbia nei confronti di quel meccanismo crudele e chi vi sta dietro. Riuscirà la “Ragazza di Fuoco” a cambiare le cose?

Il Mondo Nuovo:

Il Mondo Nuovo:

Il Mondo Nuovo:

Aldous Huxley, nel suo Il mondo nuovo, crea una realtà distopica, risultante da una lunga guerra dagli esiti catastrofici, che ha cancellato ogni organizzazione precedente. Il Governo, costituito da dieci sezioni a cui fa capo un governatore, si pone adesso un unico obiettivofar rispettare la pace e l’ordine, anche tramite una serie di leggi e consuetudini controverse riguardo la genetica. Tramite questa, la società è divisa in classi che rispecchiano le capacità di ciascuno. Inoltre, la popolazione mondiale è soggetta al controllo tramite il condizionamento mentale a cui sono sottoposti tutti fin da piccoli. In questa massa indistinta, dove ogni briciolo di individualismo è brutalmente negato, si seguono le avventure dei protagonisti, Lenina Crowne e Bernardo Marx. I due si differenziano dai loro simili per motivi ben precisi; la prima, al contrario della norma, preferisce legarsi sentimentalmente ad un uomo solo. Bernardo invece, pur appartenendo al rango più elevato della società, è più basso degli altri ed in più, cosa forse ben più importante, è consapevole che la felicità di quel mondo freddo e distaccato è qualcosa di illusorio. Ma si sa, a volte sapere troppo è pericoloso…

1984:

1984:

1984:

opera conosciutissima di George Orwell, 1984 racconta un futuro permeato dalla presenza del Grande Fratello, e non sto parlando del reality. Costui è un dittatore misterioso la cui identità è sconosciuta, ma che è a capo di un organismo politico opprimente e incontrastabile. Winston, il protagonista, è contrario all’adeguarsi ai cambiamenti imposti dall’alto e annota su un taccuino tutti i suoi pensieri controcorrente. Insieme a Julia, con la quale intrattiene una relazione segreta, entra a far parte della Confraternita, un’associazione di ribelli, ma vengono scoperti e costretti a un lavaggio del cervello spietato, nonché a torture fisiche e psicologiche. Riuscirà Winston a combattere l’ideologia del regime, conservando il proprio autentico pensiero?

Fahrenheit 451:

Fahrenheit 451

nel mondo ideato da Ray Bradbury, i libri sono considerati male assoluto. Questo perché contengono il sapere che potrebbe portare alla riflessione personale e alla constatazione che lo Stato nel quale i personaggi vivono soffoca l’unicità del singolo. Montag è un pompiere che invece di spegnere incendi li appicca, scovando con i suoi compagni chiunque tenga in casa, violando la legge, dei volumi. I testi vengono bruciati, ma il protagonista inizia a chiedersi cosa sia contenuto in quelle pagine ormai carbonizzate. Da qui Montag comincia un lungo viaggio interiore, che lo porterà a contraddire il suo stesso credo e perdere ogni affetto, ma a riacquistare il diritto di pensare con la sua testa.

 

I romanzi distopici mi hanno sempre affascinato! L’idea di un potere imposto dall’alto, di popoli oppressi, di sofferenza di molti e privilegio di pochi… e poi, finalmente, la comparsa di un eroe che decide di cambiare le cose, di rompere le convenzioni e far risaltare il proprio pensiero. Credo che l’unicità di ognuno di noi sia preziosa e che non vada mai soffocata per seguire la massa…

Così come studiare la storia può aiutarci ad analizzare meglio l’umanità, simulare possibili scenari futuristici può servire sia per esorcizzare alcuni spettri che conosciamo bene, sia a capire meglio l’attuale società in cui viviamo.

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