L’EMPATIA

Nello sviluppo dei personaggi del vostro romanzo o racconto, sicuramente la caratterizzazione del protagonista ricopre un ruolo di importanza fondamentale.

Il protagonista è sempre spinto da una grande forza di volontà.

Il suo desiderio deve essere così forte da sostenere il conflitto e fargli compiere azioni che portano a un cambiamento significativo e irreversibile.

Il desiderio può anche essere quello di non cambiare o fuggire dalla realtà.

Riassumendo:

L’oggetto del desiderio del protagonista può essere esterno o interno, ma è sempre consapevole.

Le cose si fanno interessanti quando il protagonista ha un desiderio inconscio che contraddice quello conscio.

(Il mio romanzo L’una di Ferragosto è giocato proprio su questo contrasto. Il desiderio conscio di Patrik è quello di perseguire la carriera, mentre quello inconscio è l’opposto).

Notiamo che a volte alcuni disturbi psicosomatici nelle persone derivino proprio da questo contrasto. Ovviamente il protagonista è inconsapevole del suo bisogno inconscio.

Tuttavia, se vogliamo che il lettore si abbandoni alla famosa sospensione dell’incredulità, dobbiamo creare un desiderio  che rientri nelle possibilità di realizzazione e nelle capacità del protagonista. Ovviamente il desiderio non deve essere di facile realizzazione. Dobbiamo sì seguire il personaggio sulle montagne russe, farlo avvicinare alla meta, inserire un ostacolo per poi farlo cadere; ma pur sempre il desiderio deve avere una chance di essere realizzato.

Se il lettore percepisce che l’obiettivo è troppo grande o sproporzionato per le caratteristiche del protagonista, perderà interesse, perché non svilupperà nessuna empatia nei suoi confronti.

Non speriamo forse noi tutti di realizzare i nostri sogni? Non è forse la speranza sempre l’ultima a morire?

Provare empatia per il protagonista è fondamentale.

hannibal_lecter

“Ogni persona che incontri sta combattendo una battaglia di cui non sai nulla. Sii gentile. Sempre.” Ian MacLaren

Se non rendiamo il protagonista, anche solo per un singolo aspetto, empatico con il lettore, questi non sarà interessato al fatto che egli raggiunga o meno il suo scopo.

Notiamo che empatico non vuol dire necessariamente piacevole, buono o simpatico.

Non ci siamo sentiti in qualche modo emotivamente vicini, per la loro umanità e complessità, a personaggi terribili quali Hannibal Lecter,  Jack Torrence o Il Padrino?

“Sapere come riconoscere le emozioni degli altri, ci dà dei parametri per riconoscere le nostre.” Condividi il Tweet

Ricordiamoci che, oltre alle apparenze e alle caratterizzazioni, scopriamo la vera essenza di un personaggio quando questo deve effettuare delle scelte sotto pressione.

IL CONFLITTO A 3 LIVELLI

i 3 livelli di conflitto

i 3 livelli di conflitto

Possiamo rappresentare il mondo di un personaggio come costituito da 3 cerchi concentrici che avvolgono il nucleo più intimo del personaggio.

→ Il cerchio più interno è relativo ai conflitti del sé e a ciò che costituisce l’essenza del personaggio: corpo, mente, emozioni.
(Es. Il nostro corpo che ci tradisce quando ci aspettiamo una determinata reazione).

→ Il secondo cerchio è relativo ai rapporti interpersonali, e coinvolge famiglia, amici, partners, amanti. Ha a che fare con il ruolo che noi interpretiamo in società.
(es. I conflitti generazionali o con il proprio partner).

→ Il cerchio più esterno riguarda i conflitti extra-personali, quali le lotte di forza tra cittadino e istituzioni, cliente-azienda, dipendente-capo, poliziotto-criminale, e i conflitti con l’ambiente.
(es. Le lotte di classe, politiche, l’ambiente lavorativo ostile o anche quello climatico).

NARRATIVA VS VITA REALE

Il protagonista del tuo romanzo cerca di compiere sempre l’azione più facile ed economica per raggiungere il suo obiettivo (per lo meno dal suo punto di vista), attendendosi una reazione positiva dal suo mondo. Una volta messa in atto la sua strategia, contrariamente a quanto si aspettava, non riesce a raggiungere il suo obiettivo. Anzi, la situazione risulta più drammatica di prima.

personaggio, azione, reazione

Inserire degli ostacoli tra il protagonista e il raggiungimento del suo obiettivo è fondamentale in un’opera narrativa.

Se nella vita reale, fortunatamente, non ci va sempre male ( e le nostre reazioni agli eventi sono sufficienti a risolvere il problema), nella narrativa non possiamo mai avere una situazione di questo tipo.

Facciamo un esempio per capire meglio cosa intendo.

Ipotizziamo il seguente scenario:

Elena ha un lavoro part-time alle Poste, suo marito un lavoro stabile in banca con un buono stipendio. Non sono ricchi ma non hanno particolari problemi. Elena coltiva la passione per il teatro e sfrutta il lavoro alle Poste, che odia, solo per lo stipendio. Il teatro la impegna molto ma le dà anche molta soddisfazione. Ha un figlio di 17 anni, Ivan, che ha finito le scuole superiori. Ivan sceglie per il suo futuro un’università prestigiosa, molto costosa, con sede a New York. Elena e il marito non potrebbero permettersi l’università, se non che ad Elena viene offerta la possibilità di lavorare full-time, un aumento di stipendio e uno scatto di carriera. A questo punto ce la farebbero a pagare la retta.

Per Elena scatta il conflitto: accettare l’impiego a tempo pieno, il piano di carriera prospettato dalle Poste, con presunto abbandono del teatro e realizzazione del sogno di suo figlio?

Nella vita reale

Elena cerca di ragionare col figlio dicendo che si tratta di un investimento ingente, che scombussolerebbe il loro bilancio economico familiare, e che potrebbe cercare un’alternativa in Italia. Ivan, dopo una mezza litigata, si convince e accetta di iscriversi a una prestigiosa università a Milano. Elena rifiuta il full-time e la vita riprende esattamente come prima.

Nella narrativa

Questo non potrebbe accadere.

Elena cerca di far ragionare il figlio, ma Ivan non ne vuole sapere, si arrabbia e scappa via di casa. Nel frattempo al lavoro la mettono sotto pressione e la costringono praticamente ad accettare il full-time. Elena deve rinunciare al teatro, e non sa dove sia suo figlio.

A questo punto siamo arrivati ad un punto di non ritorno. La reazione messa in atto dalla protagonista Elena non è sufficiente a ristabilire l’ordine.

Si allarga un divario tra la sua aspettativa soggettiva e il risultato oggettivo.

Elena dovrà non solo cercare suo figlio, ma capire anche quali sono le priorità nella sua vita. Dovrà, a questo punto, lottare contro le forze antagoniste, intraprendendo una seconda azione.
Azione che non avrebbe mai compiuto prima in quanto:

  • richiede più volontà, impegno, capacità
  • la espone al rischio

 

IL RISCHIO

Se un personaggio non rischia nulla non c’è storia.

Domandatevi sempre cosa rischia di perdere il vostro protagonista se non riesce a soddisfare il suo desiderio.

Nell’esempio di prima, Elena potrebbe rischiare sia di perdere l’affetto del figlio, sia di avere grossi problemi a lavoro (in quanto lo accetta di controvoglia).

Se, fallendo, il vostro protagonista non rischia nulla e la vita ritorna quella di prima, bisogna rivedere la trama.

Non rischiamo noi stessi per delle cose che rivestono un grande valore per noi?

La libertà, l’indipendenza, l’amore, la vita, la reputazione, la carriera, l’arte, il fare qualcosa di significativo.

maggiore valore, maggiore rischio

In un racconto o romanzo è opportuno ripetere questo schema (azione-divario tra aspettativa e risultato – rischio) più volte e “alzare la posta in gioco”.
Nel nostro esempio, Elena potrebbe prendere un’aspettativa e ricercare il figlio. In questo modo rischia di perdere il posto di lavoro. Mette in atto il suo piano, ma questo non basta. Deve rischiare di più. Forse deve rischiare proprio tutto: la carriera, il marito, la vita magari, avventurandosi in un viaggio pericoloso.
Tutta la trama, la concatenazione di causa ed effetti, deve portare al cambiamento definitivo del protagonista.

Alla fine della storia Elena deve uscire cambiata.

 

credit foto: Image by nastya_gepp on Pixabay

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