Il monologo interiore esiste dai tempi dei grandi autori antichi, come Omero o Virgilio. Si tratta di un discorso introspettivo che il personaggio fa tra sé, oppure un dialogo in cui il protagonista è scisso in due e si dà botta e risposta.

Nel monologo interiore, i pensieri dei personaggi sono riportati:

Un esempio da Delitto e Castigo, di Fëdor Dostoevskij:

“Egli aveva raccolto tutto ciò in una mano e stava in piedi in mezzo alla camera. «Nella stufa? Ma sarà nella stufa che anzitutto incominceranno a rovistare. Bruciarlo? Ma come bruciarlo? Non ho nemmeno fiammiferi. No, è meglio andar fuori in qualche posto e gettar via tutto. Sì! È meglio gettarlo via! – ripeteva, sedendosi di nuovo sul divano – e subito, sul momento, senza indugio!..»”

  • senza verbi introduttivi e senza le virgolette, con il discorso diretto libero.

Un esempio da La signorina Else, di Arthur Schnitzler:

“Ah, posso farlo, certo che posso. Apro la mano, muovo le dita, tendo il braccio, spalanco gli occhi più che posso. Vedo, vedo. Ecco lì il mio bicchiere. Svelta, prima che tornino dentro. Ma le cartine saranno abbastanza? Non devo assolutamente svegliarmi mai più. Quello che al mondo dovevo fare l’ho fatto. Papà è salvo. Mai più potrei andare in giro tra la gente.”

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Monologo interiore: a cosa serve?

Il monologo interiore in narrativa è una strategia fondamentale perché permette di raccontare la vita interiore dei personaggi. I loro pensieri vengono riportati in modo diretto, così che il lettore possa comprenderne ragioni e sentimenti. Può entrare così nella loro mente, empatizzando e rimanendo coinvolto nella loro storia.

Il monologo interiore, dunque, serve a esplorare l’animo umano in modo approfondito. Con il monologo interiore ci si avvicina anche a personaggi ambigui come malvagi o antieroi; ancora, si comprendono conflitti interiori, si fa il tifo per l’eroe durante il suo viaggio, etc.

Le caratteristiche del monologo interiore

Ti stai chiedendo come iniziare un monologo interiore? Prima di metterti a scrivere, dai un’occhiata alle costanti che lo caratterizzano:

  • frasi brevi, ripetizioni ed ellissi, per creare un effetto di spontaneità;
  • prima persona singolare o plurale;
  • tempi al presente, passato prossimo o infinito;
  • pensieri e ragionamenti, un po’ come nel flusso di coscienza (ma non sono la stessa cosa!)
  • linguaggio spontaneo e colloquiale, tipico del parlato;

Come scrivere un monologo interiore

Perfetto. Ora che sai meglio di cosa si tratta, vediamo insieme come scrivere un buon monologo interiore. Pronto?

Quando progetti un monologo interiore, hai una missione: coinvolgere il lettore. Non è semplice, ovviamente. E scrivere qualcosa di noioso o poco interessante fa perdere punti al tuo libro. Il lettore si annoia, resiste due righe e mette giù il romanzo. La tua missione è fallita. Come fare dunque a scrivere un monologo interiore che catturi il pubblico? Ecco qualche consiglio per riuscirci.

  • Conosci il tuo personaggio. Visto che illustri i suoi pensieri, devi averne chiari il carattere, la personalità, il background, le motivazioni. A questo fine, ti consiglio di “diventare” il tuo personaggio: condividere il suo modo di pensare, di parlare, di agire. Un po’ come i bravi attori, vesti i panni del tuo personaggio per scrivere un monologo interiore efficace.
  • Usa lo show, don’t tell. Riportare i pensieri e le emozioni di un personaggio si colloca su un piano astratto, ma questo non significa che tu non debba utilizzare un linguaggio visivo. Mostra quello che vive il protagonista, oltre che riportarlo a parole. È utile a vivacizzare il testo e a mantenere alta la concentrazione del pubblico.
  • Trova un equilibrio. Un monologo interiore troppo lungo fa calare l’attenzione del lettore. Devi quindi dosare bene i momenti introspettivi del romanzo con le scene più dinamiche, per non rallentare eccessivamente la narrazione.
  • Occhio alla coerenza. Fai sì che il modo di pensare del tuo personaggio rifletta la sua personalità. Se è un tipo informale, scanzonato e sereno, sarebbe strano sentirlo ragionare tra sé in modo rigido e severo, no?
  • Non essere ripetitivo. A meno che lo richieda la trama (che ne so, con un personaggio affetto da DOC che reitera ossessivamente le sue riflessioni), stai attento a ripeterti. Quando esprimi un concetto, ribadirlo eccessivamente può far perdere potenza al messaggio che vuoi trasmettere.
  • Mostra la crescita del personaggio. Un ottimo modo per illustrare il suo sviluppo personale è quello di comunicarlo attraverso i pensieri. I monologhi interiori rappresentano bene questo evolversi, esplicitando la crescita dei protagonisti.
  • Sii realistico. Devi riprodurre la voce interiore del personaggio in modo crudo, senza mediazione. Pur mantenendo una certa organicità, attieniti alle dinamiche del pensiero per scrivere i monologhi interiori.

Qual è la differenza fra monologo interiore e flusso di coscienza

Il flusso di coscienza è una tecnica letteraria che, a volte, è confusa con il monologo interiore. Privo di punteggiatura e colmo di frasi incomplete, il flusso di coscienza, amato da James Joyce, riporta i pensieri del personaggio, le emozioni e le idee, senza continuità. Ricorda un po’ il monologo interiore, vero? Tuttavia, ci sono alcune differenze tra monologo interiore e flusso di coscienza. Vediamo quali.

  • Nel monologo interiore, i pensieri del personaggio seguono una struttura logica e, per quanto spontanea, comprensibile. Nel flusso di coscienza, si riversa su carta l’attività mentale del protagonista. Quindi, i suoi pensieri sono più caotici, discontinui, frammentati.
  • Il flusso di coscienza vuol replicare il funzionamento della mente umana così com’è. Non ci sono filtri o logiche da rispettare. I pensieri si mischiano alle emozioni, le emozioni ai ricordi, i ricordi generano associazioni libere talvolta difficili da comprendere.

Monologo interiore

Flusso di coscienza

Struttura “logica”

Pensieri riportati senza ordine

Forma comprensibile

Forma caotica

È raro che io riesca a concedermi il lusso di assistere a qualche evento: più che altro, faccio la spola tra la libreria e l’ecocentro con il furgone carico di spazzatura e bottiglie vuote. Ma quando sono a casa, mi piace avere a che fare con molti scrittori e ospiti illustri (o non illustri) nella quiete dell’oasi, dove si tende a essere molto più rilassati che non durante gli eventi; reputo che sia un grande privilegio poter discorrere con loro in un contesto più naturale.”

 

[S.Bythell, Una vita da libraio]

“Chissà se quella braciola di maiale che ho preso col tè dopo era proprio fresca con questo caldo non ho sentito nessun odore sono sicura che quell’uomo curioso dal norcino è un gran furfante spero che quel lume non fumi mi riempirebbe il naso di sudiciume meglio che rischiare che mi lasci aperto il gas tutta la notte non potevo riposar tranquilla nel mio letto di Gibilterra mi alzavo anche per vedere ma perché diavolo mi preoccupo tanto di questo per quanto la cosa mi piace d’inverno fa più compagnia.”

[J.Joyce, Ulisse]

 

Qual è la differenza fra monologo interiore e soliloquio

Monologo interiore e soliloquio si somigliano, ma non sono la stessa cosa. La definizione di monologo interiore fa subito capire che consiste in un discorso che si svolge all’interno della mente del personaggio, che ragiona fra sé.

Il soliloquio, invece, è un discorso tenuto ad alta voce dal personaggio. Egli può rivolgersi a se stesso o a un interlocutore immaginario.

Qual è la differenza fra monologo interiore e discorso indiretto libero

Il discorso indiretto libero è un’altra tecnica per conoscere i pensieri e l’interiorità dei personaggi, ma si distingue dal monologo interiore. Infatti, il discorso indiretto libero è una forma di discorso indiretto non introdotto da verbi come dire, sostenere, affermare, etc. Al suo interno si susseguono esclamazioni e interiezioni varie, frasi interrogative dirette ed ellissi e altre tecniche tipiche del parlato. Verga, iconico scrittore verista autore di opere come Mastro Don Gesualdo e I Malavoglia, chiama questa modalità regressione. Mediante essa, il narratore si esprime con la lingua dei personaggi, anche se caratterizzata da espressioni scorrette o scurrili.

Monologo interiore

Discorso indiretto libero

 

Che serata stupenda! Oggi, sarebbe stato il tempo ideale per una gita al rifugio Rosetta. Il Cimon che si erge nel cielo è davvero superbo! – Ci saremmo messi in marcia alle cinque del mattino. All’inizio sarei stata male come al solito. Ma poi mi passa. Non c’è niente di più delizioso che camminare alla luce dell’alba.”

 

[A.Schnitzler La signorina Else]

 

Che serata stupenda! Quello sarebbe stato il tempo ideale per una gita al rifugio Rosetta. Il Cimon che si ergeva nel cielo è davvero superbo! – Si sarebbero messi in marcia alle cinque del mattino. All’inizio lei sarebbe stata male come al solito. Ma poi le sarebbe passato. Non c’era niente di più delizioso che camminare alla luce dell’alba.”

 

Alcuni esempi di monologo interiore

Quando si devono citare esempi di monologo interiore, con Woolf, Svevo e Pirandello si va sul sicuro. Questi autori scelgono il monologo interiore in diverse occasioni, nei loro romanzi. Ne La coscienza di Zeno, sono innumerevoli i momenti di riflessione del protagonista. Un esempio di monologo interiore ne La coscienza di Zeno è quello in cui Zeno Cosini ragiona su sua moglie.

“Non dico che mia moglie fosse brutta, ma aveva una bellezza che non mi andava giù. Troppo classica, troppo simmetrica, troppo perfetta. Ora non saprei spiegarmi meglio, ma non avevo fiducia in lei. Era come se temessi che una persona che andava d’accordo con se stessa non potesse andare d’accordo con me. E poi c’era la questione del suo carattere, che era troppo deciso, troppo sicuro. Io, invece, non avevo nessuna certezza. In fondo, non ero altro che un grande dubbio, una serie di dubbi a catena.”

Nel giallo Cuore depravato di Patricia Cornwell, il principio del romanzo è proprio un esempio di monologo interiore.

“Regalai l’orsacchiotto vintage a Lucy quando aveva dieci anni e lei lo chiamo Mr. Pickle. È appoggiato al guanciale di un letto stile branda militare, lenzuola d’ordinanza e angoli perfetti. Mi guarda con la sua espressione cronicamente malinconica, la bocca una V grande rovesciata ricamata con il filo nero, invece io speravo si rallegrasse che l’avessi salvato e me ne fosse grato.”

Gli esempi di monologo interiore sono tantissimi, sia nella letteratura italiana che internazionale. Prova a scoprirne qualcuno anche tu!

Se, usando il monologo interiore, ti viene in mente di scrivere un libro, ma hai dubbi sulla sua efficacia, ti offriamo diverse possibilità:

 

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