FLUSSO DI COSCIENZA

Il flusso di coscienza definizione

flusso di coscienza

Il flusso di coscienza (conosciuto anche come stream of consciousness) è una tecnica narrativa che consiste nella libera rappresentazione dei pensieri di un personaggio così come compaiono nella mente, senza essere riorganizzati logicamente in frasi e senza essere introdotti da segni grafici né sintagmi di legamento.

Il flusso di coscienza viene realizzato tramite il monologo interiore in quelle opere letterarie dove emerge in primo piano l’individuo, con i suoi conflitti interiori, le sue emozioni, i suoi sentimenti e le sue sensazioni, insomma, la sua vita psichica inconscia.

Esempio di flusso di coscienza

Ulisse, Joyce

«Scarpe strette? No, è zoppa! Oh! Mr Bloom la guardò allontanarsi zoppicando. Povera ragazza! Ecco perché era rimasta a sedere sulla sporgenza, mentre le altre sono partite di corsa. Mi pareva ci fosse alcunché d’insolito nelle sue mosse esterne. Beltà di sciupata vaghezza. Un difetto in una donna vale dieci volte tanto. Ma le rende gentili. Contento di non averlo saputo quando si metteva in mostra. Però un’indiavolata, nonostante tutto. Non mi spiacerebbe di. Curiosità. Come una suora, una donna nera, una ragazza con gli occhiali. Quella là strabica è una difficile. Sta per avere le sue cose, ho idea, quello le rende ombrose. Oggi ho un mal di testa! Dove ho messo la lettera? Ah, eccola. Hanno voglie matte di tutti i generi.»

Questa rivoluzionaria tecnica di scrittura – con la libera associazione di pensieri, la mescolanza senza soluzione di continuità dell’attività conscia e inconscia, verbalizzata e non – nasce dal clima culturale a cavallo tra ‘800 e ‘900, con le avanguardie artistiche del ‘900, le teorie psicanalitiche, in particolare gli studi sull’inconscio di Freud.

Gli scrittori più importanti che hanno utilizzato il flusso di coscienza nelle loro opere, eliminando ogni barriera tra la percezione della realtà, la rielaborazione mentale, il dialogo, sono: James Joyce, Virginia Wolf, Jack Kerouac, William Faulkner, Svevo, Pirandello, Guido Piovene e Giuseppe Berto.

Joyce ha sicuramente approfondito il flusso di coscienza raggiungendo risultati eccezionali, prima con la raccolta di racconti Gente di Dublino (Dubliners), e poi con l’Ulisse.

Il monologo interiore (clicca per approfondire)

Tecnica di riproduzione dei pensieri di un personaggio di un’opera letteraria per cui il narratore esprime ciò che il personaggio pensa, affidando a quest’ultimo la responsabilità dell’espressione e modellando il proprio stile sulle sue risorse intellettuali e le capacità espressive.

I pensieri dei personaggi sono riportati:

  • attraverso la tecnica del discorso con la mediazione di un narratore esterno;
  • direttamente attraverso la voce narrante del personaggio senza essere introdotti dai verbi del pensare e delimitati dalle virgolette;
  • i personaggi che pensano fanno riferimento a se stessi in prima persona:
  • i tempi verbali dei pensieri del personaggio sono al presente;
  • senza ordine logico razionale e sintassi convenzionale della frase
  • senza uso di sintagmi di legamento, né segni grafici.

James Joyce, l’Ulisse

Ulisse_James_Joyce

Il mito

L’Ulisse di James Joyce è ampiamente considerato sia un capolavoro letterario che una delle opere di letteratura più difficili da leggere.

Questo libro ispira talmente tanta devozione che una volta all’anno, in un giorno chiamato Bloomsday, migliaia di persone in tutto il mondo si travestono come i personaggi del libro, scendono in strada, e leggono passi del libro ad alta voce.

Alcuni addirittura fanno un pellegrinaggio a Dublino solo per visitare i luoghi così vividamente rappresentati nell’opera di Joyce.

Allora, di cosa tratta questo romanzo, notoriamente così difficile che ispira così tante persone?

Non c’è una sola e semplice risposta a questa domanda, ma diversi fatti notevoli.

La trama

La storia, che si estende nell’arco temporale di un solo giorno, annovera solo tre personaggi:

Stephen Dedalus, ripreso dal precedente romanzo di Joyce, “Ritratto dell’artista da giovane”; Leopold Bloom, propagandista pubblicitario mezzo ebreo per un giornale di Dublino; e la moglie di Bloom, Molly, che sta per imbarcarsi in un tradimento.

Stephen è depresso a causa della recente morte di sua madre.

Bloom vaga per la città, va a un funerale, al lavoro, a un pub, e così via, evitando di andare a casa perché Molly sta per iniziare la sua relazione clandestina.

Ma la parte veramente interessante è come la storia è raccontata.

La struttura

Ogni capitolo è scritto in uno stile diverso.

Il quindicesimo è una commedia; il tredicesimo è un romanzo d’amore kitsch;

il dodicesimo una storia con interruzioni bizzarre ed esagerate;

l’ undicesimo utilizza figure retoriche come l’onomatopea, le ripetizioni e l’allitterazioneper imitare la musica;

il quattordicesimo riproduce l’evoluzione della letteratura inglese in prosa dai suoi inizi  fino al 20 ° secolo.

Tutto ciò culmina nel capitolo finale che segue il flusso di coscienza di Molly: otto lunghi paragrafi senza quasi nessuna punteggiatura.

La gamma di stili che Joyce usa nell’ “Ulisse” è una delle cose che lo rende così difficile, ma anche piacevole e sorprendente.

Ed è uno dei motivi per cui il libro è ritenuto uno dei testi chiave del modernismo letterario, un movimento caratterizzato dal rovesciamento delle modalità di scrittura tradizionali.

Lo stile

Joyce riempie la sua routine di “ginnastica” narrativa con un uso fantasioso della lingua.

Ad esempio,

“La figura seduta su un grande masso ai piedi di una torre rotonda era quello di un enorme e abbronzato uomo dai capelli scuri, con la barba rossa, la bocca aperta, larga, i capelli scuri, ispidi, tenuti da una lunga coda e l’aspetto nerboruto.

Qui Joyce esagera la descrizione di un vecchio rognoso in un pub per farlo sembrare un improbabile gigantesco eroe.

È vero che alcune sezioni sono impenetrabilmente dense a prima vista, ma spetta al lettore lasciare che i suoi occhi sfiorino soltanto il testo o scavino a fondo. E una volta che inizia a scavare, troverà il libro come un tesoro enciclopedico. È pieno di ogni sorta di riferimenti e allusioni, dalla filosofia medievale al simbolismo dei tatuaggi, dallo slang di Dante a quello di Dublino.

Come suggerito dal titolo, alcune di queste allusioni ruotano attorno all’Odissea di Omero.

Ogni capitolo prende il nome da un personaggio o episodio dell’Odissea, ma i riferimenti letterari sono spesso labili, discutibili, sarcastici o mascherati.

Ad esempio, Omero, dopo un viaggio epico di 20 anni, torna a casa a Itaca e si riunisce con la sua fedele moglie.

Al contrario, Bloom gira per Dublino per un giorno e torna a casa dalla moglie infedele.

È un libro molto divertente. Ha uno humor a volte molto intellettuale, e a tratti di bassa lega, prosaico, sporco.

Infatti, questi e altri riferimenti sessuali risultarono troppo spinti per alcuni.

Negli Stati Uniti, il libro fu messo sotto processo, bandito e censurato prima ancora che fosse stato completato perché era stato originariamente pubblicato come romanzo in serie.

L’ambientazione

I lettori dell’ “Ulisse” non sono solo guidati attraverso una varietà di stili letterari, ma godono anche di un ricco tour incredibilmente accurato di un luogo e di una data specifici: Dublino nel 1904.

Joyce ha affermato che se Dublino venisse distrutta, potrebbe essere ricreata dalle pagine di questo libro. Mentre tale affermazione non è esattamente vera, mostra la grande cura che Joyce ha messo nel rappresentare i dettagli precisi, sia grandi che piccoli, della sua città natale.

Non di certo una piccola impresa considerando che aveva scritto l’intero romanzo mentre viveva fuori della sua nativa Irlanda.

Il fatto che l’”Ulisse” sia ritenuto un libro difficile è testimonianza del genio di Joyce.

Alcune persone lo trovano impenetrabile senza un manuale critico completo di annotazioni per aiutarli a capire di che cosa stia parlando.

Ma si può trovare molto piacere nella lettura, senza limitarsi a risolvere gli enigmi e svelare le allusioni e i riferimenti.  E se è difficile, o frustrante o divertente, questo è perché la vita è tutto questo e altro ancora.

Rispondendo ad alcune critiche all’ Ulisse (e ce ne furono parecchie quando fu pubblicato per la prima volta) Joyce ha detto che se non vale la pena che l’Ulisse venga letto, allora la vita non vale la pena di essere vissuta.

Scarica Gente di Dublino, di James Joyce

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