“Ho tante idee in testo ma non riesco a concretizzarle”. Dallo spunto dell’idea alla nascita romanzo la strada è lunga e complicata: ecco alcuni spunti di riflessione.

Ho tante idee in testa ma non riesco a concretizzarle, a metterle in pratica. Non che abbia il blocco dello scrittore, ma non riesco a districarmi in mezzo a questo marasma di idee che mi vorticano in testa. Ho tanti spunti nella mente, ma non riesco a definirli per scrivere un romanzo.”

Caro scrittore emergente, hai mai pensato o detto una di queste frasi?

Se anche tu fai parte del “club delle idee sospese”, e hai difficoltà a concretizzarle per giungere a scrivere un romanzo, ecco alcuni spunti di riflessione.

N.B. Ti consiglio di cliccare su ogni link (parola che vedi sottolineata in blu) per andare agli approfondimenti.

Cominciamo!

Innanzitutto, l’idea è soltanto un pensiero, qualcosa di impalpabile, aleatorio, un punto di partenza dal quale partire. Devi sicuramente afferrarla prima che possa scappare via, ma deve soltanto servirti a farti mettere in moto. Non attribuire all’idea iniziale eccessiva importanza. Anche perché, non importa quanto perfetta possa risultare, non importa quanto tu ci abbia pensato: i problemi veri, ma anche gli aspetti originali e interessanti che ne possono scaturire, nascono in corso d’opera.

Non aspettare di avere l’idea perfetta in testa prima di partire. Condividi il Tweet

Se tutto va bene, il risultato finale sarà molto diverso da come lo avevi progettato.

Un romanzo è un prodotto, certo un tipo molto particolare di prodotto che tocca varie corde: sentimenti, sensazioni, materiale emotivo incandescente, tecniche narrative, linguaggio, stile, lirismo. Ma come tutti i prodotti è qualcosa di molto concreto, non a caso lo trovi in libreria, lo tocchi, ne sfogli e odori le pagine, rimani affascinato dalla copertina. Apri la prima pagina e all’interno vi trovi un mondo: un mondo ben definito, concreto, con caratteristiche ben particolari.

In un libro non vi trovi i germogli delle idee, trovi le radici e il tronco e le diramazioni del mondo immaginario costruito dallo scrittore.

Quindi, se aspiri a produrre (uso apposta questa parola) un romanzo, devi costruire un mondo. Devi essere ingegnere, architetto, carpentiere e muratore.

Non fidarti di chi ti promette percorsi facili, brevi e indolori. Per scrivere un romanzo non esistono scorciatoie. È un percorso accidentato, fatto di ripensamenti, demolizioni, riscritture, illuminazioni che ti sorprenderanno e che non avresti potuto immaginare prima di partire, quando appunto stavi coi gomiti puntati sulla scrivania a rimuginare tanto sulle idee, prima di alzare il sedere e metterti a scavare le fondamenta (iniziare a scrivere l’incipit del tuo romanzo,  pianificare la scaletta, pensare alla costruzione dei tuoi personaggi letterari.)

L’idea giusta potrebbe non essere quella iniziale, ma potresti trovarla alla fine della prima stesura o in fase di editing e revisione del manoscritto. Morale: ti toccherà riscrivere il tuo romanzo daccapo. Ma devi essere grato all’idea iniziale, che è stato il motore che ti ha fatto partire.

Potresti avere la sensazione di avere un milione di idee nella testa, ma di non saperle concretizzare. Questo potrebbe accadere perché il tuo cervello vuole essere sicuro di non perdere tempo selezionando l’idea migliore, l’idea per cui valga la pena stare con la schiena curvi su un laptop, piuttosto che andare in palestra o a farsi una birra. Se è vero che non tutte le idee sono valide, e non tutte portano a sviluppare un romanzo, solo l’idea più forte e persistente sopravvive. Non puoi però fare questo lavoro preliminare di selezione fino a quando non apri il computer o il bloc notes e cominci ad annotarle e svilupparle.

In poche parole, il tuo cervello cerca di farti risparmiare giustamente tempo, ma scrivere è un lavoro antieconomico, un lavoro dove non sai mai se quello che semini verrà raccolto. Non per niente, Hemingway nel suo principio dell’iceberg diceva che nella narrazione bisogna far emergere solo un ottavo dell’iceberg. Questo implica che i sette ottavi, che comprendono il lavoro di ricerca, non verranno mai alla luce.

Non puoi sapere quale possa essere l’idea migliore fino a quando non ti metti a lavorarci su. Condividi il Tweet

Se da una parte quindi non devi aspettare l’idea perfetta prima di agire, (Done is better than perfect), dall’altra devi cominciare a sviluppare l’idea per sapere se vale la pena svilupparla. Solo tu saprai se avrai abbastanza cose da dire, avrai raccolto abbastanza materiale da sviluppare intorno a un tema principale.

L’atteggiamento passivo di aspettare l’idea perfetta prima di metterti in moto non riguarda solo la scrittura di un romanzo, ma qualsiasi progetto. Prova a pensare a quante idee anche “geniali” hai avuto nella tua vita, ma poi non si sono concretizzate in niente.

Pensare di avere tante idee in testa, e proprio per quello non riuscire a distriscarsi nei labirinti narrativi, potrebbe essere un’illusione, se non una scusa, per non farti nemmeno cominciare a scrivere.

Una volta che ritieni di avere un’idea valida, potresti sentirti ancora perso, in quanto non sai come sviluppare le altre varie idee collegate: come utilizzare, insomma, pezzi sparsi annotati che possano confluire in una struttura, sviluppare la trama, gestire fabula e intreccio.

Studiare, avere consapevolezza di cosa sia un arco narrativo, un climax, l’evoluzione di un personaggio letterario, come si compone una struttura drammaturgia è fondamentale per avere una bussola di navigazione.

Ad esempio, potresti studiare la struttura di Aristotele in 3 atti.

O ancora, potresti documentarti sulla parabola del Viaggio dell’eroe.

Se invece il tuo problema è la scarsità di idee, qui di seguito ti fornisco una serie di spunti per scrivere un romanzo.

Riassumendo:

ti consiglio di annotare tutte le idee. Alcune non vedranno mai la luce, altre verranno rielaborate e magari riutilizzate sotto altre forme narrative (per altri romanzi o racconti), quella valida, forte, di grande respiro potrebbe portarti a scrivere e pubblicare un romanzo.

Ma avere la consapevolezza delle strutture drammaturgiche, degli archi narrativi, delle evoluzioni dei personaggi, conoscere i loro fatal flaw”, è essenziale per muoverti all’interno di strutture archetipe millenarie che hanno funzionato per millenni.

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