Quali sono gli errori di scrittura più frequenti che si fanno quando si scrive un libro? Questa è una domanda che si pongono tantissimi autori con il sogno di pubblicare.

Capita anche ai migliori, infatti, di avere delle sviste. Ci sono esempi di errori grammaticali anche in libri già pubblicati, soprattutto in chi ricorre al self-publishing.

Come fare per non aggiungere il tuo romanzo a questa lista?

Innanzitutto, suggerisco sempre ai self-publishers di rivolgersi a editor e correttori di bozze esperti (se sei in cerca di una mano, qui trovi i nostri servizi editoriali). Altrimenti, si può procedere a un editing fai da te. Scopri come revisionare e editare un libro in questo articolo. Sicuramente è importante conoscere gli errori più comuni in cui si può inciampare quando si scrive un romanzo, un racconto o qualsiasi testo. In questo modo, infatti, si può evitare più facilmente di compierli.

Le tipologie di errore

Esistono tanti tipi di errori:

  • errori grammaticali: riguardano la lingua italiana e la sua correttezza. Sto parlando di maschili usati per femminili o verbi coniugati male. Ad esempio, il congiuntivo al posto del condizionale e viceversa.

Es. Se ANDREBBE alla gelateria, comprerebbe un cono.

 

  • errori ortografici: i più comuni si riferiscono al giusto uso di consonanti, maiuscole e minuscole, accenti.

Es. CILIEGIE e non CILIEGE; UN UOMO e non UN’UOMO.

 

  • errori lessicali: si hanno quando si utilizza una parola in modo improprio o scorretto, quando si inventano termini inesistenti o si adoperano locuzioni in modo distorto.

Es. Sono andato dal PISSICOLOGO (invece che dallo psicologo); Il pane ha LEVITATO per tutto il giorno (invece di lievitato); Mario è molto LUNGO (invece che alto).

 

  • errori sintattici: si incontrano nella struttura della frase e nell’ordine dei suoi elementi, nella dimenticanza di articoli e preposizioni etc.

Es. Sono a casa andato (inversione ordine); Mi fa male piede (mancanza dell’articolo IL).

 

  • errori di contenuto: non riguardano la lingua italiana, ma sono ugualmente sconsigliati per gli autori di romanzi!

Tra tutte le varie tipologie di errori, oggi scopriamo quali sono gli errori di grammatica più comuni nella scrittura, così da poterli evitare.

Gli errori grammaticali più frequenti nella scrittura

Avere al posto di essere

Quando si usa il verbo essere dopo un verbo servile (dovere, potere, volere), la regola vuole il verbo avere. Sembra uno scioglilingua, vero? 

Ci sono però delle eccezioni in cui è giustificato l’uso del verbo essere come ausiliario. Tipo, quando dopo il verbo servile ce n’è uno intransitivo, si possono usare sia avere che essere.

 Es. avrebbero dovuto andare a Roma in treno / sarebbero dovuti andare a Roma in treno.

Ancora, se nella frase c’è una particella nominale ed è isolata, si usa essere come verbo ausiliare.

Es. MI sono potuto alzare tardi, questa domenica.

Plurale o singolare nei nomi collettivi

Questo è un errore grammaticale molto frequente, sia nello scritto che nel parlato. Si ha in presenza dei nomi collettivi e rappresentano un insieme di oggetti, animali, persone. Qualche esempio di nome collettivo: mandria, esercito, classe, stormo, squadra, gregge, etc.

Anche se i nomi collettivi racchiudono più soggetti, richiedono il verbo coniugato al singolare. Certe volte, capita di trovarli però accordati erroneamente al plurale.

Es. Lo stormo di uccelli volavano in circolo vs Lo stormo di uccelli volava in circolo

I participi passati e il genere.

Il participio passato, in alcune occasioni, viene aggettivato, così da risultare maschile o femminile. La grammatica italiana non è d’accordo con questa tecnica! Eppure, in libri e film si trovano participi aggettivati come:

Es. Papà mi ha sgridata!

In questo caso, immaginiamo una bambina che si lamenta con la mamma perché il padre le ha vietato di colorare il muro coi pastelli. Attenzione: è stato il papà a brontolare con la bimba. Il verbo sgridare è qui coniugato come un participio passato con valore attivo e la sua forma corretta è sgridato, non sgridata.  

Ebbene, le regole da sapere per non fare errori sono queste:

  • nei verbi composti con l’ausiliare essere, il participio concorda con il soggetto.

Es. Le ragazze si sono mascherate da pompieri, per Halloween.

  • nei verbi composti con l’ausiliare avere, il participio rimane invariato.

Es. Le infermiere hanno sistemato i pazienti nelle stanze libere.

-gli e -le

Questo errore è veramente tanto comune, soprattutto nel parlato. Quante volte hai già sentito frasi come: “Telefona a Maria e chiedigli se ha fatto la spesa”? Io, una marea.

Eppure si tratta di un errore grammaticale non da poco. Infatti, si trascura il genere della persona a cui ci si riferisce. Quando si tratta di un maschio, allora è corretto usare –gli. Nel caso in cui si parla di una femmina, la forma corretta è –le.

Es. Angela era davvero affamata. Così ho chiamato Luca e gli ho detto di comprarle un doppio cheeseburger con salsa extra!

L’apostrofo, questo sconosciuto

L’apostrofo indica l’elisione di una sillaba o una lettera. In sostanza, quando una sillaba o una lettera cadono, sono rimpiazzate da questo simbolo: ‘

C’è però una grande confusione su quando serva l’apostrofo. A volte si usa a sproposito, altre si dimentica proprio. Vediamo di fare un po’ di ordine.

  • Un/Un’ – l’apostrofo serve solo se l’articolo regge un sostantivo femminile

Es. Un’ambulanza; un’oca; un eliotropo; un osso;

  • Da’, fa’, sta’, va’ – l’apostrofo serve solo in abbreviazioni dell’imperativo

Es. Da’ le chiavi a tua sorella; si tratta di una cosa da poco; Sta’ attento alle macchine! Sta a casa, non ha voglia di venire.

  • Po’ – l’apostrofo serve se po’ indica l’abbreviazione di poco

Es. Dammi un po’ d’acqua, sto morendo di sete; Pensi che mi serva un po’ più di trucco?

  • Qual è – l’apostrofo NON CI VUOLE

Bene, spero di esserti stato utile. Ovviamente, gli errori grammaticali in cui incorre uno scrittore possono essere vari e insidiosi da scovare. Tuttavia, sono molto semplici da compiere se non si presta attenzione!

Quindi ti esorto a rileggere il tuo manoscritto con cura, prima di pensare alla pubblicazione. Ricorda: Chi va piano, va sano e va lontano.

Meglio spendere un po’ più di tempo a correggere che mandare subito in stampa un libro pieno di errori.

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