C’erano una volta un re ed una regina che desideravano tanto avere un erede e che finalmente ebbero una bambina, a cui diedero il nome di Aurora. […]

La bella addormentata nel bosco

Ti è mai venuta voglia di scrivere una fiaba o una favola, magari per raccontarla al tuo pargolo per farlo addormentare? A me sì, e funziona, credimi. Certo devi avere fantasia, ma non solo. Devi rispettare una struttura, seguire quelle che sono le caratteristiche tipiche di questi due generi narrativi che spesso vengono confusi.

Fiaba e favola differenze

Prima di proseguire, quindi, vorrei farti una domanda: “lo sapevi che favola e fiaba, nonostante tendano ad essere confuse tra loro come racconti per bambini, in realtà sono due entità distinte?”
Ebbene sì, tanto le favole quanto le fiabe nascono in tempi remoti, hanno origini antichissime e popolari e vengono tramandate oralmente di generazione in generazione in tutti i paesi del mondo da Oriente a Occidente;  hanno sia affinità che differenze.

 

La favola: caratteristiche

Le favole sono racconti allegorici di solito molto brevi, concisi, semplici ed immediati.  I protagonisti delle vicende narrate sono animali che parlano, agiscono e pensano (lupo, agnello, volpe, topo); talvolta possono comparire come personaggi anche piante o oggetti.

Caratteristica fondamentale della favola, oltre alla brevità,  è la presenza della morale o dell’insegnamento: la morale serve ad ammonire e a far riflettere chi la legge e ovviamente chi l’ascolta.

La favola ha lo scopo di educare a comportarsi secondo determinate regole accettate dalla maggioranza delle persone.

la cicala e la formica

la cicala e la formica

Ad esempio, conosci la favola della cicala e della formica di Esopo? È la mia preferita e colgo l’occasione per raccontartela velocemente…

Durante l’estate la cicala, non preoccupandosi per l’inverno ancora lontano, cantava nel bosco e si godeva il sole e il riposo mentre la formica era molto indaffarata. La formica si preoccupava di far scorte per l’inverno. Sopraggiunto l’inverno con il freddo e la neve, la formica si era creata un rifugio caldo e soprattutto ricco di scorte, la cicala era in difficoltà a procacciarsi il cibo… La cicala, disperata, un bel giorno bussò alla porta della formica per chiedere aiuto e la formica glielo negò.

Morale? Chi non vuole avere brutte sorprese deve imparare ad essere previdente.

La protagonista (la cicala) apprende da un suo errore fondamentale e il racconto si conclude con una morale la quale:

  • riassume la lezione imparata dalla cicala;
  • riassume il significato della favola.

La fiaba: caratteristiche

In Occidente per diversi secoli le fiabe continuarono ad essere tramandate di bocca in bocca e a vivere solo per tradizione orale e popolare.

È solo a partire dal XVII secolo che le fiabe iniziarono ad essere raccolte dalla viva voce dei narratori e ad essere trascritte in appositi libri.

Hai presente i fratelli Grimm? Ecco, anche loro all’inizio del 1800 altro non fecero che raccogliere e trascrivere in modo fedele dalla viva voce di amici e conoscenti fiabe popolari per bambini e famiglie (tra le più famose ti ricordo “Biancaneve”, “Cenerentola”, “Il gatto con gli stivali”, “La bella e la bestia”).

Lo stesso Italo Calvino nel 1956 pubblicò in Italia la più ricca raccolta di fiabe Italiane: egli trascrisse in lingua italiana racconti in dialetto tratti da libri di varie regioni d’Italia.

Qui trovi Il principe granchio, Italo Calvino

Ovviamente oltre agli autori che raccoglievano e trascrivevano fiabe  secolari vi erano anche quelli che le inventavano “ex novo” come il danese Hans Christian Andersen (vedi Il brutto anatroccolo o La principessa sul pisello) o lo stesso Oscar Wilde.

il gatto con gli stivali

il gatto con gli stivali

  • Nelle fiabe i protagonisti sono gli esseri umani;
  • dominano il fantastico e il meraviglioso, lo straordinario, fatti impossibili come magie e incantesimi e personaggi inverosimili come fate, orchi e draghi;
  • il mondo presentato è sempre diviso in due, con una netta divisione tra bene e male: i personaggi sono o buoni o cattivi o furbi o stupidi. La verità, così come la ragione, sta sempre da una parte;
  • tra gli intenti della fiaba, oltre a quello primario di divertire, di far sognare e di intrattenere, vi è anche quello di insegnare a scegliere tra il bene e il male e di indicare quali sono i comportamenti da tenere e i doveri da rispettare;
  • anche la fiaba (come la favola) pur non avendo un intento morale esplicito si propone di trasmettere e di insegnare (tra le righe) i principi e i valori della società in cui è nata;
  • si racconta una fiaba perché prima di tutto si vuole inviare un messaggio.

Il linguaggio nelle fiabe

Il linguaggio usato è molto semplice, scarno, ripetitivo.

Dal momento che la fiaba nasce nella notte dei tempi come racconto orale davanti al focolare, il suo linguaggio è immediato, fatto talvolta di modi di dire, proverbi, formule, rime e filastrocche: il tutto per tenere viva l’attenzione dell’ascoltatore che, nella maggior parte dei casi, faceva parte del popolo e il cui grado di scolarizzazione era molto basso, se non inesistente.

Molto usato è il discorso diretto con dialoghi brevi nei quali chi narra può dilettarsi a cambiare voce a seconda del personaggio.

Personaggi, tempi e luoghi

Gli stessi personaggi delle fiabe sono descritti superficialmente con pochissimi aggettivi (bello e buono, brutto e cattivo, furbo o stupido):  talvolta viene indicata a mala pena la categoria a cui appartengono (principi o contadini, ricchi o poveri, coraggiosi o vigliacchi).

Così come i personaggi, anche tempi, luoghi e distanze sono descritti in modo molto generico, risultano indeterminati, indefiniti (C’era una volta; tanto tanto tempo fa; cammina…cammina; in un posto lontano).
Hai mai capito dove e quando siano ambientate Cappuccetto Rosso o Biancaneve?

Sicuramente l’ambiente che emerge dalla maggior parte delle fiabe è quello in cui vissero coloro che iniziarono a raccontarle: l’Europa dell’alto medioevo con le sue foreste buie, i  suoi briganti, i suoi mercanti, i castelli e i poveri contadini con le loro paure, le loro tradizioni e credenze.

La struttura della fiaba

La struttura della fiaba è molto semplice e lineare:

vi è una situazione di equilibrio iniziale in cui si delineano brevemente i protagonisti, i luoghi e il tempo; emerge quasi subito un problema, una complicazione che rompe l’equilibrio e che bisogna risolvere; segue lo svolgimento della storia con le avventure e le peripezie dell’eroe; infine sopraggiunge il lieto fine con la premiazione dell’eroe, il quale ha ristabilito l’equilibrio iniziale, superando coraggiosamente le avversità.

Due sono le categorie di fiabe più importanti:

 

  • le fiabe di magia, nelle quali la situazione di sfortuna o di mancanza iniziale (un bimbo povero o maltrattato o un uomo solo che non riesce a trovare moglie) viene risolta dallo stesso protagonista il quale, affrontando con coraggio i pericoli anche grazie all’aiuto della magia, viene alla fine premiato (diventa un ricco principe o trova moglie);
  • le fiabe sull’astuzia e sulla stupidità, nelle quali abbiamo solitamente o un protagonista molto stupido che combina solo guai e fa ridere o un protagonista molto scaltro che, grazie alla sua astuzia, riesce sempre a cavarsela; raramente entrano in gioco magie e incantensimi.

Diamo la parola ad un esperto…

Lo studioso russo Vladimir Propp – in un famoso libro “Morfologia della fiaba” in cui si occupava di studiare la fiaba popolare russa   ha dimostrato che tutte le fiabe di magia di tutte le civiltà e di tutte le epoche si assomigliano perché:

  1. I personaggi delle fiabe, nonostante siano innumerevoli e diversi, interpretano sempre gli stessi ruoli (che lui dice essere sette);
  2. Ogni personaggio compare in un momento preciso del racconto e ha una determinata sfera d’azione, data dell’insieme di funzioni che gli competono.

Qualche esempio?

L’eroe ricercatore compare in genere all’inizio e tra le funzioni che solitamente gli competono abbiamo quelle della partenza, del mettersi in viaggio, del superare le prove; l’antagonista invece può comparire improvvisamente e tra le sue funzioni troviamo quelle del danneggiamento, del combattimento, della persecuzione. Il donatore mette alla prova l’eroe, gli consegna l’oggetto magico. Se facciamo mente locale su qualsiasi fiaba che conosciamo, non possiamo fare altro che constatare che le considerazioni di Propp hanno un reale riscontro.

In conclusione

Quante fiabe abbiamo ascoltato e letto da piccoli e quante poi ne abbiamo lette, raccontate ed inventate da grandi?

Senza nulla togliere ai classici come Cappuccetto Rosso o i Tre porcellini, spesso i più piccoli come anche i più grandi sentono l’esigenza della novità.

Già, perché dopo aver sentito la stessa fiaba due, tre, quattro volte è più che legittimo desiderare di varcare con la fantasia ulteriori mondi lontani e spaventosi e affrontare nuovi mostri e streghe cattive.

Speriamo di essere riusciti a chiarirti di più le idee su questo argomento così vasto e, perché no,
“arcano” se pensiamo che risale alla notte dei tempi.

Non ti rimane che spaziare con la fantasia e inventare una fiaba o una favola e, magari, leggerla a tuo pargolo questa notte.

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