Fabula e intreccio: differenze e caratteristiche

All’interno di un romanzo, indipendentemente dal genere a cui appartiene, il percorso narrativo impresso all’opera nasce dalla mente dell’autore. Proprio quest’ultimo decide infatti il modo in cui gli eventi devono coniugarsi, stabilendo di seguire un preciso ordine logico-cronologico o intrecciando fra loro le vicende, senza rispettare il loro reale svolgimento temporale. Queste due modalità di narrazione furono definite fabula e intreccio da alcuni esponenti del formalismo russo. Personalità più conosciuta di questa scuola di critica letteraria, volta a dedicarsi in particolare all’aspetto formale di uno scritto ed al suo linguaggio, è l’autore del saggio “Morfologia della fiaba”, Vladimir Propp.

Ricapitolando dunque:

  • la fabula rimanda ad un elenco di dati in una precisa sequenza temporale. In questo caso non si va ad alterare il normale ordine degli eventi, portando ad una comprensione più immediata da parte del lettore.
  • l’intreccio è invece la disposizione in cui vengono raccontati gli avvenimenti, che può seguire o alterare la successione logico cronologica mediante un montaggio originale. In questo frangente il materiale a comporre la storia è modellato per ottenere determinati esiti e suggestioni.

Le tecniche dell’intreccio

Sono molteplici le tecniche con cui il susseguirsi delle vicende viene modificato. Tra le più utilizzate vengono annoverate:

  • Analessi o flashback: detta anche “retrospezione”, prospetta un riavvolgimento del tempo su se stesso. Ci si concentra infatti su un avvenimento distante dal periodo in cui si narra, estraniandosi dal reale. La funzione principale di questa pratica è rendere l’accaduto comprensibile, andando a colmare i vuoti che l’autore lascia spontaneamente all’interno del testo. In altre occasioni, principalmente nei brani horror, si usa l’analessi per confondere chi legge e suscitarne il timore. L’analessi, infine, può essere esterna, interna o mista, in base a quando avviene l’evento riportato in flashback.

analessi interna: il fatto rientra fra i limiti di inizio e fine del racconto.

analessi esterna: l’episodio comincia e termina prima del principio dell’opera

analessi mista: come è facilmente percepibile, si tratta di un’unione fra analessi interna ed esterna

  • Prolessi o anticipazione: si informa prima il lettore riguardo un evento futuro. Quando si è in presenza di una simile procedura, può capitare che il componimento utilizzi un incipit in medias res, cioè che si venga proiettati nel bel mezzo dei fatti. Ciò avviene nell’Odissea, nella quale l’avventura di Ulisse prevede lunghi flashback che rimandano a dopo la guerra di Troia.
  • Cliffhanger: la narrazione si conclude con una interruzione brusca, di solito per enfatizzare un colpo di scena o un momento culminante caratterizzato da una forte suspense.

Quando fabula e intreccio coincidono

Quando l’intreccio segue l’ordine logico e cronologico delle vicissitudini narrate, questo viene a coincidere con la fabula. Molto spesso ciò accade nei testi destinati ai più piccoli, come le favole e le fiabe, o in qualunque scritto che debba essere semplice da capire. La storia, infatti, segue una linearità palpabile e percepibile. Di seguito, riporto un esempio della situazione sopracitata:

“Federico si sedette in poltrona con uno sbuffo, con le palpebre già pesanti. Avrebbe voluto tanto schiacciare un pisolino, ma il caldo non glielo permetteva. I capelli gli si erano appiccicati sulla fronte madida mentre tentava di trovare una posizione comoda sul suo trono da pantofolaio. L’idea gli balenò nella mente, come una scintilla a squarciare l’oscurità. Non avrebbe rinunciato al suo sonnellino pomeridiano! Si alzò e si trascinò in camera, dove indossò le prime cose che gli capitarono sottomano. Avrebbe comprato un ventilatore nuovo. Tanto il centro commerciale era praticamente a fianco della sua modesta villetta, sarebbe stata una toccata e fuga. Uscito di casa, macinò lo spazio fra lui e la salvezza, che si faceva sempre più ristretto. Raggiunse la soglia dell’edificio in men che non si dica e si appropinquò al negozio di elettrodomestici, al piano terra. Una volta dentro, attivò il pilota automatico, dirigendosi come un lampo al reparto che cercava, indicato da una grande freccia colorata. Quando si ritrovò davanti ad una serie di scaffali miseramente vuoti e qualche scatola di cartone aperta in malo modo, sentì una fitta alla bocca dello stomaco. Non era l’unico ad accusare l’estate dunque… Qualcuno, anzi molti, lo avevano preceduto, saccheggiando la sezione ventilatori in modo spietato. Pronto a recarsi nuovamente a casa mesto mesto, ecco il miracolo. Appoggiato ad alcune colonne colme di capsule per il caffè accanto alle casse, un ventilatore! Pagò in fretta e volò in direzione del suo appartamento, con le ali ai piedi, stringendo vittorioso il suo trofeo fra le mani. Giunto in salotto gettò le chiavi sul tavolo e frenetico si dette alla costruzione del suo nuovo acquisto. Che immensa soddisfazione provò quando una brezza sopraffina gli colpì il viso, come una carezza. Accomodandosi in poltrona, chiuse gli occhi e si abbandonò alla goduria”.

Nelle scene presentare, le azioni che vedono Federico comperare un rimedio per il calore si susseguono in coerenza cronologica, senza salti temporali o anticipazioni. Difatti, dalla ricerca della soluzione per l’afa asfissiante si arriva ad una conclusione in cui il problema viene risolto, senza nessun rimaneggiamento nelle fasi del processo.

Quando fabula e intreccio non coincidono

Fabula e intreccio sono spesso discordanti nei romanzi gialli o horror, nei quali ci si imbatte spesso in flashback mediante cui viene rivelato l’assassino o dove vengono svelati i misteri che fin dal principio assillano i protagonisti. A seguire un esempio ottenuto rielaborando il piccolo brano visto sopra:

“Federico sonnecchiava, approfittando della brezza che gli spirava sul viso. Il caldo asfissiante lo aveva messo a dura prova, ma adesso non temeva più l’alta temperatura. Doveva ammettere a se stesso che di fronte agli scaffali vuoti aveva provato un brivido di puro terrore scorrergli lungo la spina dorsale, ma alla fine tutto si era risolto per il meglio. Il suo piano per sopravvivere al caldo era andato a segno; infatti, seppur nascosto, aveva scovato un ventilatore, l’ultimo rimasto, accanto alle casse del negozio di elettrodomestici. Un degno alleato contro la calura, di cui per poco non era rimasto sprovvisto!”

In questa occasione, il testo è stato manipolato in modo che si apprenda soltanto in seguito il motivo per il quale Federico possa rilassarsi al fresco.

→ Se decidi di scrivere un romanzo utilizzando un intreccio particolare, andando avanti e indietro nel tempo, alternando le sequenze temporali, ti consiglio comunque di tenere un file a parte, oppure anche un semplice foglio dove annotare gli elementi principali della storia seguendo l’ordine temporale. Semplici bullet points o una timeline andranno benissimo. Questo perché è facile cadere in incongruenze temporali. In fase di editing e revisione, quindi, ti consiglio proprio di valutare questo aspetto.

Le fasi narrative

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Al fine di comprendere al meglio la differenza fra fabula e intreccio, si può dividere un testo in fasi narrative, ideate da Propp durante i suoi studi sulle fiabe. Infatti, mettendo a paragone più favole, lo studioso si accorse che nella maggior parte di esse si ripeteva uno schema ben preciso, che prevedeva i seguenti punti:

  • situazione iniziale: in principio vengono presentati i personaggi, di frequente collocati in un momento privo di preoccupazioni.
  • esordio: si genera un evento che fa partire la catena di azioni successive. Si potrebbe paragonare ad un innesco, che dà moto agli avvenimenti.
  • peripezie: sono le avventure, gli accadimenti e le loro ripercussioni, che costituiscono il corpo della storia. Questa sezione occupa una buona parte del testo o dell’eventuale libro e vede evolvere lo stato delle cose nel corso della narrazione.
  • spannung: dopo aver carpito l’interesse del lettore, a questo punto la trama giunge ad un picco di tensione, che spinge quest’ultimo a domandarsi come si concludono gli eventi.
  • scioglimento o conclusione: dopo le varie peripezie affrontate, è riconquistata la situazione di equilibrio precedentemente turbata o alterata; tuttavia, non è detto che la conclusione sia necessariamente positiva.

Tentiamo ora di applicare la scaletta narrativa al breve brano portato in esempio, per comprendere le differenze fra fabula e intreccio:

  • situazione iniziale: Federico si appresta a fare un bel pisolino
  • esordio: Il caldo opprime il protagonista, impedendogli di riposare
  • peripezie: Federico decide di acquistare un ventilatore, si prepara ed esce di casa, diretto al centro commerciale
  • spannung: I ventilatori sembrano terminati ed il nostro eroe rischia di tornare a casa con la coda fra le gambe
  • scioglimento o conclusione: Federico trova un ventilatore vicino alle casse. Una volta a casa, può riposare al fresco tanto ambito

Così riportata, percorrendo il primo esempio, la storia segue un preciso ordine e l’intreccio e la fabula coincidono. Nel secondo, invece, si parte dalla conclusione (“Federico sonnecchiava, approfittando della brezza che gli spirava sul viso…”) e dunque l’intreccio viene a non combaciare con la fabula.

Nonostante la maggior parte delle volte sia identificabile senza troppo sforzo la differenza fra fabula e intreccio, ho spesso fronteggiato romanzi ambigui da questo punto di vista, nei quali la questione non era immediatamente percepibile.

E a te, è mai capitato?

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