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Il confine che divide la vita dalla morte è, al meglio, ombreggiato e vago. Chi potrebbe dire dove uno finisce e l’altro inizia?

Edgar Allan Poe.

Horror writing: il vademecum dello scrittore horror.

«L’orrore! L’orrore!».

Queste furono le ultime parole del colonnello Kurtz in Cuore di tenebra di Joseph Conrad. Questa parola spalanca le porte su un mondo ignoto, oscuro e immenso, che per coloro che intendono avventurarvisi riserva infinite e inaspettate sorprese. Come il sommo poeta incise sulla porta dell’Inferno la celebre frase «Lasciate ogni speranza, voi ch’entrate», io darei lo stesso suggerimento a chi decide di inseguire la lugubre strada dell’horror.

lasciate ogni speranza

Ma cos’è l’horror?

L’horror è un genere che si cimenta nella realizzazione di opere che hanno come fine il suscitare nello spettatore sensazioni di paura e terrore, attraverso scenari raccapriccianti dove il comune senso logico perde qualsiasi potere. Dei numerosi campi in cui possiamo ritrovare l’horror, come cinema, musica e arti visive, noi ci soffermeremo su quello letterario, e affronteremo diversi punti su come scrivere un racconto dell’orrore.
Diversamente da quanto si creda, l‘horror è uno dei generi più complessi da trattare, sia per la ricerca di trame nuove e avvincenti sia perché spaventare diventa, col passare degli anni, più difficile. Stimolare il terrore con l’uso della parola non è così semplice come sembra; è un gioco di ritmo e scelta lessicale molto preciso. Solitamente si ricorre all’alternanza di ritmi narrativi, con frasi brevi e spezzate e un lessico che privilegia parole ed espressioni che accentuano il senso del terrore. I suoni onomatopeici svolgono un ruolo cruciale sulla fantasia di chi legge, perché attraverso la musicalità del discorso, nella sua armonia, possiamo scatenare nell’animo sensazioni di allerta e perturbamento.

 

 

Da cosa bisogna partire per scrivere un racconto del terrore?

Ci sono degli elementi essenziali che stanno alla base di un buon racconto horror. Di seguito ne elencheremo cinque, i punti cardine da non dover mai dimenticare.

  1. Realismo
    Può sembrare incongruente, ma la credibilità è fondamentale per creare tensione nel lettore. Affinché la paura possa sembrare reale dobbiamo permettere al lettore di sentirla. Ciò significa descrivere accuratamente le sensazioni fisiche del protagonista, al punto da insinuare il dubbio che quel che stiamo raccontando possa realmente accadere: è quando crolla la barriera di sicurezza della fantasia che la paura ha il sopravvento.
    Per favorire l’immedesimazione del lettore nel racconto e per dare credibilità a fatti terrificanti, solitamente la narrazione avviene in prima persona.
  2. Documentazione
    In riferimento al primo punto, per dare credibilità alla storia, c’è bisogno di dare spiegazioni valide che rendano la vicenda possibile.  Ad esempio, il nostro protagonista si trova a fronteggiare apocalittiche invasioni di zombie o violente possessioni demoniache: per dare forza alla trama dobbiamo fornire una motivazione plausibile.
    L’orrore non lo troviamo solo nei cimiteri e nelle cripte (altro argomento da non prendere sottogamba dato che a seconda delle culture, del tempo e della simbologia l’ambiente può cambiare), ma possiamo ambientarlo in qualsiasi luogo. La chiave per una valida descrizione, senza dover ripetere più volte le stesse immagini, è accessibile attraverso una buona conoscenza di vari argomenti, come l’anatomia e la medicina forense.
    Sul web è possibile seguire gruppi o pagine social dove, a discrezione del pubblico più sensibile, vengono posti in esame casi reali, ed è possibile osservare immagini davvero utili alla ricostruzione di scene di violenza di vario tipo.
  3. Attenzione ai cliché
    Come abbiamo detto all’inizio, l’horror è uno dei generi più complessi, proprio perché, come si è visto, bisogna rendere reale la nostra macabra fantasia. Purtroppo la ricerca di elementi nuovi ci fa incorrere in stereotipi che rimanderebbero il nostro operato a cose «già viste».
    Non serve spaziare troppo per creare qualcosa di inaspettato, basta fare capo alle nostre paure, anche quelle più scontate, come il buio o altri tipi di fobie. Prima di essere scrittori siamo uomini: basta guardare dentro noi stessi per trovare le ombre più oscure.
  4. Lasciatevi catturare
    L’orrore va analizzato, scriverne è un’arte che si migliora costantemente. Per crescere nella scrittura bisogna andare alla ricerca di elementi sempre più veri e, di conseguenza, sempre più spaventosi.
    L’horror non si accontenta più dei vampiri o dei lupi mannari, ma cerca l’uomo che crede di essere un vampiro e beve il sangue delle sue vittime, possibilmente donne e possibilmente giovani.
    La paura può nascondersi ovunque, e più si desidera conoscerla, più la discesa nel suo mondo si fa tortuosa e insidiosa.
    Lasciarsi catturare dalla paura è fondamentale per poterla descrivere, perché solo provandola, la si può imprimere nel cuore del lettore.
    Usate un finale a sorpresa e colpi di scena.
  5. Siate sia il bene che il male
    Non è detto che la nostra storia racconterà la vicenda di un uomo in fuga, che cercherà con grandi difficoltà di salvarsi e di scappare dalle grinfie di un mostro o di un killer. Potrebbe accadere che a parlare sia proprio un assassino, un uomo che deve nascondersi alla giustizia, o che sta subendo una metamorfosi biologica. Il lettore si aspetta di sentire, attraverso la nostra storia, quello che il protagonista prova quando è costretto a nascondersi senza emettere fiato o quando taglia la gola alla sua vittima. Le possibilità sono molteplici, ma da entrambe le parti lo scrittore parla per il suo personaggio, racconta la sua storia, nella gioia e nel dolore (soprattutto nel dolore), e in questo caso il «bene» e il «male» sono solo sostantivi: il giudizio viene sospeso.

Diversi tipi di horror

Consideriamo che non solo ci sono diversi tipologie del genere horror che richiamano archetipi ormai consolidati – dalle storie di fantasmi, passando per la tensione psicologia ai crimini più efferati – ma esiste anche la soggettività dei lettori: quello che terrorizza uno può sortire nessun effetto su di un altro.

Figure archetipe:

Questa ricchezza e diversità si riflette anche nella varietà di scrittori. Solo per citare alcuni maestri della letteratura dell’orrore: Edgar Allan Poe, Stephen King, William Wymark , Lovecraft, Bram Stoker, William Peter Blatty.

I romanzi, i film, i programmi della TV o della radio – persino i fumetti – che si occupano di horror si svolgono sempre su due livelli. Alla superficie c’è il livello grossolano. Il grossolano può esser fatto con vari gradi di finezza artistica, però c’è sempre. Ma su un altro livello, ben più potente, l’orrore davvero diventa una danza, una ricerca continua, ritmica. Ed è alla caccia del luogo dove tu, lettore o spettatore, vivi al tuo livello più primitivo. All’orrore non interessano i prodotti della civiltà, nelle nostre vite.
Stephen King

Stephen King, oltre a decine di romanzi best-seller, ha pubblicato anche molte raccolte di racconti dell’orrore, tra cui la celeberrima Tutto è fatidico che potete leggere nella traduzione in italiano.

La sospensione dell’incredulità nelle storie di paura

Scrivere horror è un crescendo di tensione, il passaggio dalla razionalità (dove il raziocinio ci sostiene) a una graduale perdita di senso logico, dove quel che ci circonda, per quanto inaccettabile per la mente umana, è surreale e terrificante.

Inizialmente il lettore assiste a una situazione a lui nota o a una scena quotidiana – normale – per poi approdare lentamente a una dimensione onirica o di paura.

Nell’horror si manomettono le «funi di sicurezza» della mente, e nel momento di massima tensione l’intento dello scrittore è quello di lasciar cadere il lettore nel baratro del terrore. Questa «caduta» è un momento istantaneo che si trascina anche quando si chiude il libro, spegniamo la luce e, chiudendo gli occhi, ci ritroviamo dentro quelle pagine a vagare nel buio, alla mercé delle nostre paure più recondite.

Spero che i miei consigli possano aiutarvi nel vostro percorso letterario, che io stessa affronto quotidianamente, crescendo e cercando di migliorare i miei scritti, dedicati prevalentemente all’horror e al noir.
Mi chiamo Serena De Luca Bosso, scrivo racconti horror e sono l’autrice del romanzo gotico Imago.

Serena De Luca Bosso

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