Sei un appassionato di cinema? Ti piacerebbe sapere come si scrive una sceneggiatura?

Sei capitato nel posto giusto. Qui troverai ottimi consigli su come scrivere la sceneggiatura di un film, un video, un cortometraggio…

Per chi non conosce il mondo cinematografico, può sembrare ininfluente chiedersi come scrivere un film. Sarà un po’ come scrivere un libro, no? Niente di più sbagliato!

Si tratta di due tipi di composizione differenti, con leggi diverse a regolarne la struttura e norme da rispettare per ottenere il risultato desiderato.

Innanzitutto, prima di vedere come scrivere una sceneggiatura, facciamo chiarezza su un paio di concezioni basilari.

Che cos’è una sceneggiatura?

cos'è una sceneggiatura

La sceneggiatura è un testo destinato al cinema, alla televisione, al teatro, agli spot pubblicitari, ai video musicali e utilizzato in qualunque prodotto audio-visivo.
Nella sceneggiatura cinematografica, nello specifico, si descrivono tutti i passaggi richiesti per la realizzazione di un film, dagli elementi visivi a quelli sonori, per poi passare alla menzione particolareggiata di ambientazioni, alle azioni dei personaggi che compaiono nella storia e ai dialoghi che questi si scambiano.

Nel caso siano necessarie, vi si possono trovare anche precisazioni sulla struttura visiva del racconto da rappresentare, con le specificazioni delle inquadrature colte dalla mdp (macchina da presa). Non sono indicazioni obbligatorie in quanto non spetta allo sceneggiatore occuparsene, e quest’ultimo non deve mai entrare nel merito del regista, quanto più adattarsi a quel che gli viene richiesto.

È importante ribadire che scrivere una sceneggiatura non è come scrivere un racconto. Ci sono innumerevoli differenze e la prima e più importante è che la sceneggiatura è un testo tecnico, con il quale lavorano diverse persone specializzate in ambiti differenti. Anche per questo motivo, deve avere una struttura chiara e intuitiva.

Prima di parlare di sceneggiatura, bisogna soffermarsi sui suoi stadi anteriori, quelle fasi di lavoro che stanno alla base del processo creativo e che conducono all’ottenimento di un buon prodotto finale.

  • Soggetto (o script)
    Il soggetto cinematografico è la breve presentazione della storia e dei personaggi che vi agiranno, una forma sintetica che elenca i punti principali che delineano la trama. Deve contenere anche il finale, non va temuto lo spoiler!

Il soggetto verrà visionato dal possibile produttore del film e quindi deve essere accattivante e rendere quest’ultimo curioso e interessato.
Anche a tal fine occorre prestare attenzione a sottolineare bene la struttura in tre atti contenuta nella storia, che deve possedere inizio, svolgimento e finale.

  • Trattamento
    Si tratta di un ampliamento del soggetto, al quale viene data forma narrativa. Qui si descrivono gli ambienti, la sequenza delle scene, le vicende e i dialoghi.
  • Scaletta
    È lo scheletro dell’intreccio narrativo che si andrà a rappresentare, una lista numerata cronologicamente contenente le scene divise in punti.
    Ognuno di questi è contrassegnato da un titolo o una breve frase che ne fa da resoconto.

È utile dividere il trattamento in macro scene per delineare lo svolgimento sequenziale narrativo della storia che si vuole rappresentare. Questo può evitare di contenere tutti i dettagli o le battute, che sono l’ultima cosa su cui concentrarsi. Ogni cosa non necessariamente obbligatoria a far comprendere la narrazione va tralasciata, anche perché alla fin fine la scaletta è una traccia dalla quale partire per sviluppare le singole scene.

  • Sceneggiatura
    Ospita la descrizione nel dettaglio di ogni scena compresa nel film. Include i dialoghi, l’analisi dei luoghi e l’oggettistica che deve essere presente nelle scene e nelle inquadrature.
  • Storyboard
    Si tratta una sequenza di immagini che riassumono la storia, utile al regista per visualizzare le scene e far proliferare le idee. È utilizzata principalmente nel cinema americano o comunque in grandi produzioni, meno invece qui da noi in Italia, e ha la forma simile a quella di un fumetto.

Oltre a queste fasi imprescindibili da considerare quando si vogliono scrivere sceneggiature, nel corso di lavorazione sono utili anche altri mezzi per elaborare al meglio un film.

  • Scheda dei personaggi
    Serve per avere ben chiari in mente i personaggi dell’opera, sia da un punto di vista fisico che caratteriale. Di loro si dovrà conoscere l’aspetto, come si comportano di solito, che tipo di lavoro fanno, se hanno famiglia etc.
    Da delineare anche il loro status iniziale (emotivo, psicologico, fisico e così via) al principio del racconto, se questo è necessario alla corretta illustrazione della storia. Farlo sarà utile per tenere d’occhio lo sviluppo del personaggio in modo che sia coerente.

Importante anche menzionare obiettivi e necessità. I primi corrispondono a quel che il protagonista deve fare, le seconde invece sono ciò che il protagonista vuole fare, a volte inconsciamente. Tracciano la direzione che il personaggio dovrà percorrere per giungere al cambiamento.

Un consiglio: dai un nome ai personaggi in modo da sentirli più vicini, familiari, quasi persone che conosci nella realtà. Questo ti sarà di grande aiuto nel momento di scrivere i dialoghi.

  • Antefatti
    Sapere cosa è accaduto prima del principio della storia è essenziale. Conoscere il passato dei propri personaggi li fa sembrare più reali e porta a lavorare sulla loro caratterizzazione, con il fine di generare protagonisti accattivanti o antagonisti con i quali empatizzare.

Non solo: al fine di creare un personaggio efficace è consigliabile stilare un background ben preciso, sapere vita, morte e miracoli di costui. Così che, quando rappresentato sulla scena, egli reagisca agli eventi e si relazioni con i personaggi secondari in linea con il suo carattere e con il proprio sviluppo narrativo.

  • La continuità narrativa
    Può essere utile compilare una timeline degli eventi rappresentati nel tuo film o una sequenza cronologica delle scene contenente i fatti principali. In questo modo, non si perde mai di vista il quadro complessivo.
i modelli della sceneggiatura

I modelli della sceneggiatura

Parlando di come scrivere la sceneggiatura di un film, va riconosciuto che non è presente un modello unico da seguire, ed è bene specificarlo prima di scendere nel dettaglio. Ce ne sono tre piuttosto diffusi, che si differenziano in base al paese di invenzione.

  • All’italiana
    Il modello all’italiana prevede il foglio diviso in due colonne; in quella sinistra vanno le indicazioni per la parte visiva, gli atti dei personaggi e la rappresentazione degli ambienti. In quella di destra ci sono le dritte per il sonoro e dunque i dialoghi, la musica, i rumori.
  • Alla francese
    Se le descrizioni colmano tutta la pagina, stavolta i dialoghi sono ospitati in una colonna sul lato destro del foglio, a essi dedicata. Le indicazioni tecniche sono raramente incluse, solitamente se ne occupa il regista.
  • All’americana
    Forse la più utilizzata in assoluto, al giorno d’oggi. In questo modello la descrizione è scritta su tutta la pagina così come le didascalie, mentre i dialoghi stanno entro una colonna centrale. Non ci sono indicazioni tecniche di modo che il testo scorra più fluido.

1.INT – CAMERA DI LUCA – CASA DI LUCA – ROMA – GIORNO

La camera è completamente vuota se non per pile di scatoloni di diverse dimensioni, accatastati l’uno sopra l’altro. LUCA(22) è in piedi. È molto magro e ha il volto incavato, indossa un cappello rosso sopra i capelli quasi rasati. Porta un leggero pizzetto e veste una maglietta rossa con una grafica gialla, pantaloni di jeans e scarpe bianche da ginnastica. Luca ha in mano un joystick della Playstation 1. Si asciuga una lacrima che gli cola sul viso e sorride.

LUCA

Chi l’avrebbe mai detto che avrei lasciato questa casa, un giorno.

Luca si guarda intorno per qualche secondo e sospira. Poi ripone il joystick in uno degli scatoloni ed esce dalla stanza.

La struttura in tre atti e il paradigma di Syd Field

paradigma di syd field

Ho già accennato alla struttura drammaturgica in tre atti, inventata e adoperata da Aristotele. Questa costituisce il più classico modello narrativo in assoluto.

È stata ripresa dallo sceneggiatore statunitense Syd Field, che ha scritto diversi manuali di sceneggiatura come Screenplay. Come Aristotele, Field seziona la storia in tre atti (setup, confrontation, resolution), accrescendola con fasi intermedie e punti di svolta.

  • Atto I
    È definito setup e contiene la premessa, la situazione iniziale rotta dal primo colpo di scena, l’evento scatenante che funge da motore per lo sviluppo della trama. È qui inoltre presentato il protagonista (molto spesso in procinto di affrontare il viaggio dell’eroe), il suo carattere, la sua quotidianità e l’ambientazione.
  • Atto II
    La confrontation prevede lo svolgimento della trama e le peripezie che la costruiscono, e ha il suo climax narrativo nel secondo colpo di scena. Si susseguono in questo atto diverse sfide, subentrano personaggi, cambiano scenari. Siccome la confrontation è la parte più cospicua dell’opera, è a sua volta divisa in tre punti.
    • Punto chiave
      Momento in cui il protagonista giunge a una

    • Confronto
      Come reagirà al cambiamento e alla difficoltà il protagonista.Atto II

      La confrontation prevede lo svolgimento della trama e le peripezie che la costruiscono, e ha il suo climax narrativo nel secondo colpo di scena. Si susseguono in questo atto diverse sfide, subentrano personaggi, cambiano scenari. Siccome la confrontation è la parte più cospicua dell’opera, è a sua volta divisa in tre punti.
    • Soluzione provvisoria
      È provvisoria proprio perché serve soltanto temporaneamente per far credere al protagonista di essere giunto finalmente a riconquistare la stabilità iniziale. Cresce la suspense, finché il presunto equilibrio viene
      spazzato via dal secondo colpo di scena

  • Atto III
    La resolution corrisponde alla risoluzione dei problemi, l’approdo a un porto sicuro. Alla fine di tutte le peripezie vissute, il protagonista è cresciuto e maturato, adesso osserva ciò che lo circonda in modo differente.

Esempio:


Atto I: Giovanni è un panettiere di un paesino di mare che gestisce il suo negozio insieme alla moglie Maria. Un giorno, un nuovo supermercato apre nelle vicinanze del chiosco e i clienti di Giovanni si riducono molto [INCIDENTE]. La situazione per il panettiere si fa preoccupante, visto che già da tempo il suo stipendio non gli basta per arrivare dignitosamente a fine mese. Figuriamoci poi quando arriva a casa di Giovanni e Maria un avviso di sfratto: le case della via dove abitano saranno buttate giù per costruire delle villette [PRIMO COLPO DI SCENA]. All’improvviso, si trovano senza la sicurezza della loro casa e necessitano di acquistare una, ma con quali soldi, in un momento già così difficile? Giovanni e Maria le tentano di tutte per non far naufragare la loro attività: scontano gli sfilatini, organizzano aperitivi gratuiti, si pubblicizzano come possono grazie all’aiuto di amici e parenti.

Atto II: Hanno l’idea di organizzare una giornata dedicata alla pizza alla pala, prodotto molto richiesto al negozio e di cui preparano diverse versioni e gusti [CONFRONTO]. Ai clienti l’iniziativa piace e accorrono numerosi [PUNTO DI SVOLTA].
Sembra tutto cominciare a girare per il verso giusto in seguito alla calda partecipazione dei clienti ai “Mercoledì della Pizza” [SOLUZIONE PROVVISORIA], quando una scoperta sconcertante fiacca le difese dei due coniugi: il proprietario del supermercato nemico si rivela essere niente di meno che loro figlio Luigi, trasferitosi a Milano anni prima [SECONDO COLPO DI SCENA] per studiare economia. Ora è tornato e, da vero uomo di affari quale è, gestisce la sua catena di supermercati soffocando i piccoli venditori locali.

È arrivato il momento di una riunione di famiglia: Giovanni e Maria si recano agli uffici del supermercato per incontrare il figlio. Luigi non li accoglie a braccia aperte. Dopo una discussione accesa, accusa il padre di non averlo mai appoggiato nelle sue scelte di vita, e di averlo spinto a lasciare casa per allontanarsi dal futuro da panettiere che il genitore aveva già costruito per lui. Giovanni pensa al passato e, nonostante gli sia difficile – è un uomo orgoglioso – è costretto ad ammettere di aver commesso degli errori, con suo figlio [SECONDO PUNTO DI SVOLTA]. Non è stato un bravo padre e, dopo una riflessione sofferta, si scusa con Luigi e riconosce i suoi sbagli. Di fronte all’ammissione di Giovanni, il figlio si mette una mano sulla coscienza e, resosi conto della situazione in cui versano i genitori, decide di dar loro una mano.

Atto III: Dopo essersi a lungo abbracciati, districate le antiche ostilità, insieme organizzano una collaborazione fra la panetteria e il supermercato con la produzione di pizza alla pala speciale, che possa risolvere il problema delle poche vendite del chiosco.
Giovanni è felice del lauto stipendio che ottiene a fine mese e può mettersi a cercare casa con Maria, seguendo i consigli del figlio esperto di economia. Tutto è bene quel che finisce bene.

Le regole tecniche

Come non mi stancherò mai di ripetere, la sceneggiatura è un testo tecnico, dunque ha regole ben precise da rispettare nella sua stesura.
Prendendo in considerazione il modello americano, che è quello universalmente accettato e il più utilizzato in assoluto, vediamo come doversi comportare quando giunge il momento di mettersi a lavoro.

  • Il font richiesto per le sceneggiature è Courier o Courier New, grandezza 12. Darà al vostro testo l’aria di un foglio dattiloscritto.
  • Il formato da scegliere è l’A4.
  • Non devono inserirsi spazi fra una riga e l’altra del corpo del testo.
  • Per quanto riguarda il concatenamento delle scene, non vanno create interruzioni di pagina. Devono seguirsi una dopo l’altra, dunque, senza che si salti a pagina nuova dopo la conclusione di una di queste.
  • Tutto lo scritto deve essere giustificato a sinistra. Il margine sinistro deve corrispondere a 3,5 punti, il destro a 2. I margini inferiori e superiori da selezionare sono di 3 punti
  • Esistono delle spaziature speciali da tenere in considerazione per i nomi dei personaggi, per i dialoghi riportati, le azioni e lo stacco fra una scena e l’altra. Come online ci sono programmi per scrivere libri, si trovano anche diversi software di video editing che possono aiutare nella strutturazione del corpo del testo della propria sceneggiatura.
  • La copertina dell’opera deve includerne il titolo, il nome dell’autore e le sue informazioni di contatto.

Come si scrive una sceneggiatura?

Eccoci, dunque, a illustrare nel dettaglio come è fatta una sceneggiatura e come scrivere una sceneggiatura cinematografica. Quest’ultima è il copione di un film diviso scena per scena, l’unità di tempo e luogo per eccellenza.

Nel linguaggio degli scrittori una scena corrisponde a un capitolo, mentre una pagina di sceneggiatura, più o meno, è un minuto di film.

Quanto deve essere lunga, quindi, una sceneggiatura?

Dipende dal proprio pubblico, dall’idea posseduta dell’opera in partenza e da una serie di altri fattori (ritmo, sequenze, etc.).

Essendo un testo tecnico, la sceneggiatura deve essere comprensibile, chiara e semplice, e non un romanzo da interpretare. Quello di cui si ha bisogno per avere la sceneggiatura perfetta, oltre che una trama avvincente, è la capacità di padroneggiare una scrittura sobria ed efficace.

Questo anche perché passerà di mano in mano diverse volte prima di essere realizzata e verrà letta da diversi specialisti con ruoli e capacità molto diverse tra loro.

Esatto, la realizzazione di un film è frutto di un lavoro di squadra che prevede la presenza di sceneggiatore, regista, montatore, tecnici vari e così via.

Passando alla pratica, una sceneggiatura non può essere priva di:

Intestazioni delle scene

Dialoghi

Azioni e descrizioni

Vediamo di cosa si trattano:

  • Intestazione
    L’intestazione è richiesta in ogni scena presente nella sceneggiatura. In essa dovranno comparire indicazioni fondamentali che andranno poi a essere utilizzate dai tecnici, come:
  •  EST.
    Si specifica in base al punto di vista da cui sarà girata la scena.
    Il direttore di produzione è così agevolato nei suoi compiti e, ad esempio, è in grado così di programmare la scena dopo aver consultato il meteo, ricercando le condizioni atmosferiche migliori.
    Da sottolineare che interno ed esterno non si riferiscono a dove si ambienta la scena, ma indicano invece la posizione della macchina da presa.

Es. Se voglio realizzare una scena nella quale il protagonista è costretto in una cella di prigione e guarda all’esterno e lo spettatore ha i suoi occhi (POV), ho l’intestazione INT. a cui dovermi attenere.

Se invece la scena si svolge sia all’interno che all’esterno, magari per via di un piano sequenza, l’intestazione deve recitare INT./EST.

  • Location
    È dove si svolge la scena à “In cucina”.

Dalla sua definizione gli scenografi capiscono quale location dover allestire. Ogni volta che la location cambia, cambia anche la scena ed è necessaria una nuova intestazione.

  • Quando
    È il momento del giorno in cui si ambienta la scena
    à “Notte”.
    Il direttore della fotografia, puntando su questa indicazione, può organizzare le luci necessarie alla scena. Tenendo conto del “Quando” e della dicitura INT. o EST., si capisce se sia necessario l’uso di luci artificiali, o magari se basti sfruttare la luce naturale per ottenere l’effetto richiesto dalla sceneggiatura.

Si può specificare in modo molto preciso il momento da rappresentare, se è necessario alla corretta narrazione della storia.

Es. Se devo raccontare di un gruppo di ladri che scappano da una villa svaligiata prima che si risveglino i proprietari, potrò benissimo segnalare “Pochi minuti prima dell’alba”.

Ricorda che, essendo una scena un’unità di tempo e luogo, ogni qualvolta muta uno dei due è necessario cambiarla.

Es. Ci sono due scene da girare una dopo l’altra, entrambe ambientate in un salotto. La prima avviene cronologicamente mezzora prima di quella che segue. In una situazione simile, è da evitare la dicitura “Mezzora dopo…” o “Poco dopo…”.
Occorre piuttosto separare le due scene e inserire una nuova intestazione. 

Non dimenticare inoltre di segnalare se il tempo della narrazione cambia, ad esempio in presenza di flashback o flashforward.

  • Dialoghi
    Le battute vanno recate centrate rispetto alla pagina. Si ha dunque prima il nome del personaggio e subito sotto la sua battuta e, tra i due, si possono inserire dritte per l’attore. Queste gli consiglieranno come recitare la sua battuta in modo più efficace possibile in base all’andamento del racconto.
    Sussurrando, gridando, piangendo…

Un consiglio: in generale, va bene indirizzare l’attore. Tuttavia non si deve correre il rischio di farlo sentire “imbrigliato” dal copione. Deve essere in grado di esprimersi al meglio nel suo ruolo, quindi non va limitato e deve essergli lasciato margine di decisione. In questo modo, potrà donare valore aggiunto al personaggio sentendolo più “suo”.

Dunque, non esagerare con suggerimenti troppo dettagliati, limitati solo al cosa”, non al come”.

Es. à Luca guarda un punto fisso. [COSA]

 

Una descrizione del genere è visiva, descrive il “cosa” e non il come ed è perfetta per una sceneggiatura. Infatti, fa indubbiamente capire che Luca sta pensando.

 

Lo sceneggiatore non deve assolutamente scrivere così:
Luca pensa grattandosi la testa. [COSA + COME]

 

I motivi sono due: Luca pensa non è una descrizione visiva e dunque rappresentabile sullo schermo in modo inequivocabile. In più, viene menzionato il “come”, ossia il grattarsi la testa, che entra nel merito di come l’attore dovrebbe recitare l’azione del pensare. Questo è sbagliato, perché il suo modo di rendere lo stato d’animo ricercato potrebbe non manifestarsi grattandosi la testa, quanto più lisciandosi il pizzetto o comprimendo le labbra.

Sarà più corretto dunque limitarsi a scrivere nella sceneggiatura solo “Luca guarda un punto fisso”, e far sì che sia l’attore a decidere come riprodurre sullo schermo la gestualità adatta (a meno che il suo grattarsi la testa non sia un tic o una peculiarità del personaggio da dover rappresentare a scopo narrativo).

Se un dialogo è interrotto a fine pagina ma il personaggio non ha terminato di parlare, alla pagina a capo si dovrà scrivere nuovamente il suo nome con, tra parentesi, la specificazione “continua”. Nel caso in cui, invece, un dialogo è troncato da un’azione o una descrizione o, ancora, dalla battuta di un secondo personaggio che parla sopra a un altro, il nome del primo locutore va ribadito, accompagnato dalla dizione “continua”.

  • Azioni e descrizioni
    Le azioni e le descrizioni sono scritte larghe, da sinistra a destra, per tutto lo spazio della pagina. Sono due concetti legati in quanto ogni volta che, in seguito a un’azione, si cambia location o subentra un oggetto o un personaggio, è importante descrivere ogni nuovo elemento in modo sintetico ma accurato, così che la troupe possa aver ben presente su cosa dover lavorare.

Un consiglio: non cambiare le scene troppo velocemente. Se risultano eccessivamente brevi, a meno che non si cerchi quell’effetto particolare, possono creare confusione senza alcun beneficio per la storia.

Se per le location basta una rappresentazione esterna, quando si presentano personaggi nuovi si dovrà non solo menzionare il loro aspetto ma anche metterne in scena il carattere.

È essenziale esprimersi in frasi brevi e sempre obbligatorio scrivere al tempo presente, descrivendo azioni utili allo svolgimento delle riprese. Ricorda poi che non va scritto ciò che non si può filmare, come ad esempio moti dell’animo o i pensieri del protagonista. Una sorta della riproposizione del paradigma show, don’t tell, per intendersi.

Es.  È inutile dunque spiegare che Luca, il personaggio inquadrato nella scena, teme che nella sua borsa ci sia una bomba a orologeria. Andrà scritto, invece, che Luca è nervoso e agitato (si mangia le unghie, fa avanti e indietro rapidamente, gli tremano le mani), qualcosa di rappresentabile sullo schermo che, purtroppo, ancora non si può tradurre in parole. La sceneggiatura deve descrivere quel che si vede, non è un romanzo.

Attenzione: i nomi dei personaggi sulla scena vanno scritti in maiuscolo quando compaiono la prima volta, inserendo tra parentesi la loro età senza che la si separi dal nome con uno spazio, mentre in seguito possono essere riportati in minuscolo.

Anche i suoni importanti a livello narrativo vanno messi maiuscoli, per essere subito identificati dai tecnici del suono.

Qualche consiglio per partire da una buona idea

Dunque, ora che sei al corrente di tutto quel che c’è da sapere su come fare una sceneggiatura, ecco qualche consiglio che può esserti utile nel momento dell’ideazione della storia da rappresentare e poi alcune dritte per scrivere una grande sceneggiatura.

Andiamo per gradi.

Di solito, quando ci si accinge a scrivere la sceneggiatura per un film, si ha già in mente cosa si vuol portare sullo schermo. Se però così non fosse e ti trovassi ancora in fase di brainstorming, ci sono un insieme di tecniche che possono renderti più semplice il percorso per giungere all’Idea con la I maiuscola.

  • Guarda film, leggi libri e fumetti, ascolta musica e audiolibri. Tutto aiuta, in questa fase. Non voglio spronarti a copiare l’opera di qualcun altro, quanto più a farti ispirare. Magari, dalla visione di un film possono scaturire spunti di riflessione che, se colti al volo, indagati e accresciuti, possono condurre a progetti originali.
  • Ragiona sulla tua quotidianità. Non sempre una buona storia nasce da un prodotto di fantasia. Guardandoti intorno ti accorgerai che sei circondato da una miriade di fatti, persone, eventi degni di essere raccontati. Tutto sta a saperli scovare e rappresentare nel modo giusto.
  • Scrivi di quel che conosci, oppure di quel che non conosci.
    Nel primo caso sarà tutto più semplice e istintivo. Ad esempio, se sei un insegnante, ambientare il film all’interno di un edificio scolastico è una buona trovata in quanto sai come muoverti in un mondo in cui ti destreggi quotidianamente.

Se invece desideri parlare di cose di cui non sei proprio un esperto, nessuno te lo vieta. Tuttavia, devi documentarti bene per evitare di peccare di superficialità.

Moltissimi autori di romanzi, prima di lanciarsi nella composizione di una nuova opera, studiano minuziosamente per trattare meglio l’argomento al suo centro. Puoi anche farti aiutare da chi esperto, invece, lo è. Se ti piace l’idea di raccontare la storia di un giocatore di scacchi professionista, trovane uno che sia disposto a parlare e a darti consigli e intervistalo.

  • Niente panico da blocco dello scrittore.
    Se le idee non fioccano subito sulla carta, non ti abbattere. È normale non essere sempre in uno stato di estasi creativa e invece faticare un po’ a trovare la giusta ispirazione.
    Come sconfiggere il foglio bianco? Un buon metodo è provare a scrivere di qualcosa che conosci bene, rielaborando un fatto accadutoti veramente, oppure raccontare di un personaggio che ti somiglia, ambientando il tutto in un luogo che hai familiare.

Qualche consiglio per la stesura di una buona sceneggiatura

Bene, hai trovato finalmente l’idea da sviluppare, il racconto che vorresti trasformare in un film. Non ti resta che rimboccarti le maniche e metterti al lavoro. Anche in questa fase potrai riscontrare delle difficoltà, ma niente paura! Ecco qualche consiglio per te.

  • Documentati bene su ciò di cui vuoi scrivere.
    Guarda documentari, leggi libri e saggi, informati in tutti i modi possibili per possedere un bagaglio di informazioni necessario per procedere alla stesura.
  • Segui l’itinerario che va dal soggetto breve fino a giungere alla sceneggiatura vera e propria senza saltare passaggi. Non farlo potrebbe essere la tua rovina!
    Se si lavora di fretta e senza metodo si è più inclini a ricadere in errori grossolani e sicuramente evitabili rispetto a se ci si pone sul materiale con cognizione di causa e attenzione.

Ricorda la divisione in sequenze e l’importanza dell’intestazione e delle indicazioni che offre. Avere sia la storia che la struttura chiare prima di iniziare a scrivere la sceneggiatura fa sì che, quando si comincia la stesura di quest’ultima, non si rimanga bloccati a metà, inserendo magari dinamiche che poi non si è in grado di gestire, generando personaggi poco caratterizzati o creando giganteschi buchi di trama.

  • Tieni traccia dei tuoi progressi, della sequenza di scene, delle bozze Un giorno potrebbero tornarti utili, chi lo sa! In più, avere un insieme di dati da poter consultare al bisogno può essere veramente molto comodo.
  • La prima stesura è un traguardo, sì, ma non quello finale. È difficile che, infatti, il primo scritto sia anche la sceneggiatura definitiva. Devi leggere molte volte le bozze, confrontarle, focalizzartici anche insieme ad altri esperti.
    In questo modo ti renderai conto di sviste, refusi e passaggi troppo lenti o troppo veloci che hanno bisogno di una sistemata.

Scrivi la bozza, solo in seguito arricchisci il tutto con dettagli e rifiniture.

  • Fai riposare la tua sceneggiatura. È vero che è buona cosa rileggere spesso lo scritto, ma mica puoi perderci il sonno!
    È giusto che, dopo una serie di analisi scrupolose, lasci decantare il testo per un po’, staccando la spina e distanziandoti dalla storia e da come l’hai messa in scena. Quando la riprenderai in mano ti sembrerà quasi nuova e potrai valutarla più chiaramente, a mente fresca.
  • Chiedi il parere di esperti e non. Fai leggere la tua sceneggiatura ad amici, parenti e anche professionisti del settore. Fai tesoro delle critiche costruttive e lavora sui tuoi punti deboli e i tuoi punti forti. Spesso, uno sguardo esterno fa notare cose che prima di allora non si erano colte.

Eccoci giunti al termine del nostro viaggio alla scoperta del mondo della sceneggiatura. Puoi utilizzare le informazioni qui apprese per metterti all’opera e scrivere un gran film, o anche solo tenerle al caldo per quando, prima o poi, ti prenderà lo sghiribizzo di volerti cimentare in una simile impresa.

Se sei già uno scrittore, ti assicuro che può essere molto divertente ed edificante testare le proprie capacità come sceneggiatore, anche solo per ampliare il proprio orizzonte e provare esperienze nuove.

Buon lavoro!

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