Finire un romanzo non è come finire una storia d’amore

O forse sì?

Sei quasi arrivato alla fine della scrittura del tuo romanzo, perché speri, una volta concluso e sottoposto ad attenti editing e revisione, di pubblicarlo.

Già, dopo essere arrivato a mettere il punto finale.

Ma, proprio come una storia d’amore vissuta intensamente, non sei sicuro che sia finita o come terminarla, ti sei bloccato senza idee, o forse hai paura di rovinare tutto proprio congedandoti dal tuo partner-lettore.

Difatti, il finale di un romanzo o di un racconto – l’Explicit – è tanto importante quanto lo è l’Incipit.

E pensaci: quante storie d’amore hanno inquinato i tuoi ricordi proprio perché finite male?

Il finale di un romanzo è il momento in cui il lettore abbandona il mondo immaginario creato dallo scrittore e ritorna nel mondo reale. Deve mantenere le promesse della storia e rispondere alla domanda drammaturgica principale, ovvero rispondere a tutti gli interrogativi posti dalla trama (e dalle sottotrame).

L’explicit deve risultare allo stesso tempo convincente, sorprendente e inevitabile. Il lettore deve essere sì sorpreso, ma non deve sentirsi confuso, ingannato, manipolato. Condividi il Tweet

Nel passato, a volte, si usavano delle formule di congedo che ponessero l’attenzione sull’atto creativo e fittizio, quasi volessero annunciare che il lettore poteva interrompere la sospensione dell’incredulità.

E il bravo e saggio Cide Hamate disse alla propria penna:
“Qui tu resterai attaccata a questo uncino, ciondoloni a questo fil di ferro, o mia cara penna, non so se bene o mal temperata”.

Don Chisciotte della Mancia, Servantes Saavedra

Nella narrativa contemporanea, tuttavia, questo artificio narrativo non si usa più e il romanzo viene concluso quando la storia (o quel pezzo di storia) è conclusa.

Come finire allora?

Per scrivere buoni finali puoi richiamare immagini, dettagli, simboli che hai precedentemente inserito nella storia, in modo che incipit, svolgimento e finale compongano una struttura solida e omogenea.

Puoi, come fa Tarantino in Pulp Fiction, finire ricollegandoti alla scena iniziale.

Un finale scritto bene può dare significati aggiuntivi alla storia

Tipologie di Explicit

Proviamo a fare una classificazione delle tipologie di finali possibili:

Finale chiuso: risponde a tutte le domande che erano state poste nella trama, chiude tutti gli archi narrativi e ogni personaggio trova la sua quadratura. Ogni cosa è spiegata, ogni effetto motivato da una causa.

Finale aperto usato soprattutto, ma non solo, nei romanzi di genere. Lascia alcuni dubbi nella mente del lettore che sarà costretto ad indovinarlo in base agli avvenimenti e indizi della trama. È adatto se si prevede un seguito della storia.

Finale circolare: riporta il lettore al punto iniziale. Si conclude il romanzo con lo stesso concetto, immagine o parole usati all’inizio. Si trova di frequente nei romanzi horror e fantasy, ma non solo. Si conclude la storia, quindi, da dov’era cominciata. Si possono semplicemente ripetere gli eventi, oppure sviluppare tutta la storia come un lunghissimo flashback.

Finale In medias res: Così come esiste l’incipit in medias res, esiste anche il finale, oggi sempre più adottato. Il romanzo finisce quando la storia non è ancora finita, ad esempio, con un gesto, una descrizione o un dialogo. Si ha la sensazione di un finale sospeso, ambiguo, che vuol dare l’impressione che la storia sia molto più lunga  (inizia prima e finisce dopo) e noi siamo spettatori solo di un segmento.

Interessante questa panoramica teorica sui finali, penserai, ma in pratica, cosa devo fare?

Ecco qualche consiglio per evitare gli errori più comuni:

 

Errori da evitare nello scrivere un finale

  1. Non risolvere le sottotrame e abbandonare i personaggi minori.
    Lasciare questioni irrisolte o dimenticarsi dei personaggi secondari (non intendo le comparse, ma i personaggi che hanno avuto un impatto nella trama).
  2. Allungare il brodo.
    Il finale deve essere breve, conciso. Se hai scritto un finale lunghissimo controlla se, accorciandolo, il testo non migliori (un po’ come succede per l’incipit, o per le storie d’amore). Il rischio è quello di annullare l’effetto del climax.
  3. Non rispondere alla domanda principale.
    Ovvero, lasciare irrisolte le domande del protagonista, o rispondere ad un’altra domanda.
    Se Holden si domanda: “Riuscirò a trovare un posto in cui mi sento a casa?”, non potete concludere il romanzo rispondendo “L’amore è una questione di compromessi quotidiani”.
  4. Tradire il patto con il lettore.
    Scrivere un finale che non è coerente con l’Incipit, lo svolgimento, la conclusione.
  5. Pensare che il problema sia il finale.
    Il finale dovrebbe venirti un po’ in modo intuitivo, un po’ ragionando sul testo, sul climax. Se la conclusione ti fa impazzire, potrebbe trattarsi di un problema che sta a monte: il focus del romanzo non è chiaro, il conflitto del protagonista e il suo obiettivo sono confusi, ci sono errori logici nella trama, gli avvenimenti non sono concatenati in un rapporto di causa-effetto.

Il finale deve far rimanere il lettore sorpreso, soddisfatto, malinconico per la dipartita della storia e dei personaggi. Deve essere inaspettato, ma alla fine, l’unico finale possibile.

Fissando lo sguardo in alto nel buio vidi me stesso come una creatura trascinata e schernita dalla vanità e gli occhi mi bruciarono per il tormento e l’ira.
Joyce, Gente di Dublino

Scarica il libro

L’efficacia del finale sta nella relazione con quanto avviene prima. Estrapolato dal contesto, potrebbe anche non dire nulla. Deve essere il finale giusto ed efficace per quella storia.

In questo elenco di finali sorprendenti potete trovare qualche ispirazione.

epilogo

epilogo

Se state scrivendo un romanzo di ampio respiro o una saga, magari avete bisogno di scrivere un epilogo.

Epilogo: quando usarlo

“Un epilogo non è solo una conta dei corpi. Un epilogo, mentre chiude  conti col passato, ci mette in guardia sul futuro.”
John Irving.

Epilogo vuol dire aggiungere, ed è speculare al prologo. In antichità nelle tragedie greche e romane un attore, a conclusione dell’opera, commentava gli eventi. Oggi questo espediente sarebbe visto come artificioso, ma un epilogo potrebbe essere utile in alcuni casi.

Potete scrivere un epilogo quando:

  • volete porre le basi per un eventuale seguito;
  • il finale non ha risposto a tutte le domande o chiuso tutte le sotto-trame;
  • si vuole evidenziare le conseguenze di alcuni eventi;
  • si vuole fornire importanti informazioni aggiuntive;
  • si desidera suggerire il futuro del protagonista o dei personaggi minori.

L’epilogo non “aggiusta” un finale non riuscito.

L’importante è che l’epilogo sia scritto da una nuova prospettiva spazio-temporale.

Un ottimo esempio di epilogo lo trovi ne Il racconto dell’ancella, di Margaret Atwood, dove  duecento anni dopo, tramite una conferenza, vengono date risposte ad alcune domande di Gilead.

Per il tuo epilogo potresti usare alcuni espedienti narrativi come:

una lettera, un manoscritto, un microchip o un’email ritrovati nel futuro.

Voglio concludere le mie considerazioni sul finale con alcuni consigli pratici che potrebbero essere utili ad uno scrittore esordiente.

Consigli pratici se sei in difficoltà:

  • Finisci il tuo romanzo qualche riga prima.
  • Ripeti una battuta di dialogo in modo che acquisisca nuovo significato.
  • Finisci con un’immagine o un simbolo (prendi una pausa dal testo e fatti ispirare dalla vita).
  • Finisci riprendendo un dettaglio o un’immagine che hai citato all’inizio del romanzo.
  • Finisci riprendendo l’incipit come un gancio (così come faccio io in questo articolo).
  • Controlla il climax o il momento drammatico principale. Funziona?
  • Individua il tema del tuo romanzo. L’azione finale si adatta?
  • Prova a dimenticare la trama, i suoi sviluppi e parti proprio dal finale.
  • Fai una lista di tutte le domande, trame, sotto-trame, segreti, azioni che devono essere risolti.

 

Come per una storia d’amore conclusa, o un figlio cresciuto, saper lasciar andare un romanzo nel giusto momento è una questione di coraggio e sensibilità. Condividi il Tweet

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